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È un bilancio all’insegna dei profitti, ma ancor più di cautela, quello che Berkshire Hathaway ha messo sul tavolo per il terzo trimestre dell’anno. Sotto la guida di Warren Buffett – 95 anni, figura di culto della finanza mondiale – il colosso di Omaha registra un utile operativo di 13,5 miliardi di dollari, in aumento del 34% rispetto allo stesso periodo del 2024. Merito soprattutto del comparto assicurativo, dove la sottoscrizione delle polizze ha fruttato 2,37 miliardi, oltre il triplo di un anno prima.
Liquidità record
Ma a colpire analisti e investitori è soprattutto un altro dato: la montagna di liquidità accumulata dalla holding ha raggiunto 381,6 miliardi di dollari, superando il precedente massimo storico di 347,7 miliardi registrato a inizio anno. Una cifra che rende Berkshire una sorta di “banca centrale privata” e che rivela un atteggiamento estremamente prudente verso i mercati finanziari, oggi dominati dalla corsa delle big tech e da valutazioni che in diversi report vengono ormai definite “tirate”, quando non apertamente “da bolla”.
Negli ultimi tre anni la società ha venduto azioni per circa 184 miliardi di dollari, convertendo posizioni di portafoglio in liquidità: solo nel terzo trimestre sono stati ceduti titoli per 6,1 miliardi, con una plusvalenza da 10,4 miliardi. La strategia è chiarissima: Berkshire oggi più che comprare, vende e accantona.
E lo fa rinunciando anche a uno dei cavalli di battaglia del gruppo negli ultimi anni: il riacquisto di azioni proprie. Dal 2018 il buyback era diventato una costante, ma nei primi nove mesi del 2025 non è stato effettuato nemmeno un riacquisto, nonostante il titolo abbia perso terreno rispetto all’indice S&P 500. Mentre la Borsa americana mette a segno rialzi a doppia cifra (+16,3% dall’inizio dell’anno), Berkshire si ferma a un più modesto +5%.
Buffett non sembra intenzionato a rincorrere il mercato. Preferisce aspettare, liquido, come un cacciatore immobile in attesa dell’occasione giusta.
Il dopo-Buffett non è più un’ipotesi
La prudenza riflette anche la fase di transizione che il gruppo sta vivendo. A maggio Buffett ha annunciato che a fine anno lascerà il ruolo di CEO, dopo circa sei decenni. La guida passerà a Greg Abel, attuale vicepresidente delle attività non assicurative. Buffett resterà presidente del board, ma il mercato ha già iniziato a metabolizzare la fine dell’era dell’“Oracolo di Omaha”.
La reazione si è vista in Borsa: negli ultimi mesi è evaporato il cosiddetto “Buffett premium”, il sovrapprezzo che gli investitori erano disposti a pagare per seguire l’intuito del miliardario. Dal 2026, sarà Abel a scrivere la celebre lettera annuale agli azionisti. Buffett, per la prima volta, quest’anno non la redigerà.
Cautela non significa immobilismo
Nonostante l’accumulo di cassa, Berkshire non ha smesso del tutto di guardare alle opportunità. A ottobre è arrivato il primo deal rilevante firmato da Abel: l’acquisizione, per 9,7 miliardi di dollari in contanti, della divisione petrolchimica di Occidental Petroleum (OxyChem). È l’operazione più significativa dal 2022.
Se la liquidità protegge dalla volatilità e offre margini di intervento futuri, il messaggio al mercato è chiaro: nel dopo-Buffett, Berkshire vuole continuare a muoversi, ma senza rincorrere valutazioni gonfiate. La formula che ha reso celebre l’Oracolo di Omaha sembra destinata a sopravvivere in futuro.