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L’Italia si prepara al nuovo appuntamento con le agenzie di rating. In serata, a mercati chiusi, l’agenzia S&P renderà noto il proprio aggiornamento sul giudizio sovrano del Paese. E, secondo gli analisti, la decisione sarà all’insegna della continuità: nessun cambiamento atteso né sul rating “BBB+”, né sull’outlook stabile.
Una scelta prudente, che riflette un equilibrio delicato. Da un lato, i progressi sui conti pubblici, con un deficit in discesa più rapida del previsto; dall’altro, le prospettive di crescita meno brillanti, zavorrate da un contesto internazionale complesso e, più di recente, dai dazi americani sulle esportazioni europee.
Italia sotto osservazione: deficit in calo, ma crescita al rallentatore
L’Italia, terza economia dell’area euro, prevede per il 2025 un deficit/Pil in discesa al 3%, il livello più basso dalla pandemia. Un traguardo importante per il governo, che punta a rientrare nei parametri europei pur mantenendo politiche di sostegno alla crescita e alla competitività industriale.
Tuttavia, sul fronte macroeconomico, lo scenario resta sfidante. L’esecutivo ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil, ora ferme a +0,5% per quest’anno e +0,7% per il 2026. A pesare, oltre alla congiuntura globale e alla debolezza della domanda interna, anche l’impatto dei nuovi dazi statunitensi su alcuni prodotti europei, che secondo le stime del governo potrebbero sottrarre fino a mezzo punto di Pil nel 2026.
Nel complesso, la fotografia che emerge è quella di un Paese che sta ritrovando equilibrio nei conti pubblici, ma che resta esposto alle incertezze del ciclo economico internazionale e alla lentezza strutturale della propria crescita.
Gli analisti: “Nessuna mossa in vista da S&P”
Il giudizio prevalente tra le principali case d’investimento è chiaro: S&P Global non toccherà il rating italiano. Come spiega un report di BBVA Research, “il rapporto deficit/Pil migliore delle attese al 3% quest’anno è controbilanciato da prospettive di crescita leggermente peggiori. Questa è la ragione per cui non ci aspettiamo un intervento positivo sul rating o un cambiamento all’outlook”.
Una visione condivisa anche da altri osservatori. “Potrebbero preferire restare fermi questa volta e aspettare di avere a disposizione più informazioni entro la prossima revisione in primavera”, afferma Fabio Balboni, senior economist di HSBC.
Secondo l’economista, se nei prossimi mesi i dati confermeranno una ulteriore riduzione del deficit e segnali di ripresa economica, allora potrebbe aprirsi lo spazio per un miglioramento dell’outlook nel 2026.
Il confronto con l’Europa: Italia promossa, Francia sotto osservazione
La posizione italiana appare oggi più solida rispetto ad altri Paesi europei. Dopo anni in cui Roma veniva indicata come uno degli “anelli deboli” dell’eurozona, il giudizio delle agenzie si è progressivamente spostato verso una maggiore fiducia.
L’agenzia Fitch, ad esempio, ha alzato il rating dell’Italia solo un mese fa, mentre S&P Global aveva già compiuto un passo analogo lo scorso aprile, riconoscendo gli sforzi del governo sul fronte della stabilità fiscale.
All’opposto, la Francia è finita nel mirino degli investitori e delle stesse agenzie a causa del suo deficit elevato e della crisi politica interna. Un segnale che, in questa fase, la percezione sull’Italia è migliorata, almeno in termini relativi.
Il calendario delle agenzie: dopo S&P, tocca a DBRS, Scope e Moody’s
Il giudizio di S&P Global sarà solo il primo di una serie di aggiornamenti. Nel corso del mese sono attese anche le valutazioni di DBRS e Scope Ratings, mentre Moody’s chiuderà il ciclo a novembre. Sia DBRS che Moody’s mantengono attualmente un outlook positivo sull’Italia, segnale che entrambe vedono margini per un miglioramento futuro se la traiettoria dei conti pubblici resterà sotto controllo.
A confermarlo è anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nei giorni scorsi ha espresso fiducia in un riconoscimento da parte delle agenzie internazionali: “Avendo fatto bene i compiti a casa e in bella calligrafia – ha detto in audizione parlamentare – ritengo ci debba essere riconosciuto.”
Un commento che riflette l’ottimismo prudente del governo, convinto che la disciplina di bilancio e le riforme in corso possano consolidare ulteriormente la credibilità del Paese presso i mercati.