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L’oro ha toccato un nuovo record mercoledì, superando quota 3.890 dollari l’oncia, mentre gli Stati Uniti entrano nel loro primo shutdown governativo da quasi sette anni. Il metallo prezioso, da sempre considerato un bene rifugio nei momenti di incertezza, ha così messo a segno il 39° massimo storico dall’inizio del 2025.
Cos’è lo shutdown negli Stati Uniti
Lo shutdown si verifica quando il Congresso e la Casa Bianca non riescono a trovare un accordo sul bilancio federale. In assenza di finanziamenti, molte agenzie governative chiudono temporaneamente o riducono drasticamente le proprie attività. I dipendenti pubblici ritenuti “non essenziali” vengono messi in congedo non retribuito (furlough), mentre altri continuano a lavorare senza stipendio fino alla riapertura.
Oltre ai disagi diretti per l’amministrazione e i cittadini, lo shutdown può avere ripercussioni sui mercati finanziari, soprattutto se arriva in momenti delicati per la politica monetaria o in presenza di dati economici cruciali che non vengono pubblicati.
L’impatto sui mercati
Lo shutdown è scattato dopo il mancato accordo al Congresso sul bilancio federale. Di per sé, episodi simili hanno in passato avuto un impatto limitato sui mercati, ma questa volta il tempismo è cruciale: i dati sul mercato del lavoro USA, attesi per venerdì, saranno rinviati. Una variabile che complica le valutazioni della Federal Reserve, attesa a una riunione decisiva nelle prossime settimane.
Il presidente Trump ha inoltre minacciato di approfittare dello shutdown per ridurre in maniera significativa il numero di dipendenti pubblici, aumentando così l’incertezza su durata e conseguenze del blocco.
Oro sugli scudi, mentre gli asset rischiosi arretrano
In questo scenario, gli asset più rischiosi hanno perso terreno, mentre l’oro ha proseguito la sua corsa. Alle 11.00 italiane l’oro spot trattava a 3.893 dollari, mentre i future con consegna dicembre hanno toccato quota 3.918 dollari.
Michael Field, strategist di Morningstar, ha spiegato a CNBC che lo shutdown è stato “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, in un contesto già appesantito da conflitti geopolitici, instabilità politica in Europa e nuove tensioni commerciali.
“Quando il quadro diventa incerto, l’oro si rafforza”, ha sintetizzato.
Verso i 4.000 dollari?
Molti analisti ritengono che la corsa non sia finita. Philippe Gijsels, chief strategy officer di BNP Paribas Fortis, sottolinea che l’obiettivo dei 4.000 dollari è ormai a portata di mano e che la vera forza del movimento è arrivata quest’anno, grazie al ritorno degli investitori istituzionali sull’oro.
“Se paragoniamo la corsa dell’oro a una partita di baseball, siamo solo al secondo o terzo inning”, ha dichiarato, prevedendo quello che potrebbe diventare “il più grande mercato rialzista di sempre per i metalli preziosi”.
Anche UBS conferma la visione positiva. In una nota ai clienti, la strategist Joni Teves ha evidenziato che l’oro è ancora sottopesato nei portafogli globali, ma la combinazione di tassi reali in calo, dollaro debole e politiche monetarie più accomodanti dovrebbe continuare ad alimentarne la domanda.
Secondo UBS, il rally potrebbe rallentare a partire dal 2026, con il miglioramento del quadro economico e la fine del ciclo di tagli della Fed. Tuttavia, il prezzo dovrebbe stabilizzarsi su livelli storicamente più elevati, riflettendo il ruolo strutturale dell’oro come parte integrante delle asset allocation di lungo periodo.