Economia

Preview Bce: pausa o possibili tagli futuri? Cosa pensano gli analisti

Giovedì 11 settembre 2025 la Banca centrale europea (BCE) tornerà a riunirsi per decidere sui tassi d’interesse, e il mercato guarda con attenzione a una scelta che arriva in un contesto di crescita moderata, inflazione vicina al target e segnali di incertezza politica ed economica sullo sfondo.

Gli analisti, pur convergendo sull’idea che la BCE manterrà invariato il costo del denaro al 2% nella riunione di settembre, mostrano opinioni sfumate sul percorso che Francoforte potrebbe intraprendere nei prossimi mesi.

Kastens (DWS): “Quadro stabile, ma un altro taglio resta possibile”

Ulrike Kastens, Senior Economist di DWS, sottolinea come il silenzio dei governatori della BCE nelle settimane precedenti la riunione sia stato insolito, quasi un segnale di prudenza. L’esperta osserva che i dati macroeconomici non suggeriscono un’urgenza di intervento: nella prima metà dell’anno la crescita dell’eurozona ha superato le aspettative, il mercato del lavoro mostra solo fragilità circoscritte e l’inflazione resta intorno al 2%.

Ancora più significativo, secondo Kastens, è il rallentamento dell’aumento dei prezzi nei servizi ad alta intensità, favorito dall’indebolimento della crescita salariale. Alla luce di questo quadro, l’economista prevede che la BCE manterrà invariato il tasso sui depositi nella riunione di settembre, mentre le nuove proiezioni economiche dovrebbero limitarsi a piccoli aggiustamenti tecnici, in particolare sulle stime di PIL per il 2025.

Brzeski (ING): “La pausa è giustificata, ma non è l’ultima parola”

Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, è in linea con l’idea di uno status quo a settembre. “Un taglio quest’anno non è del tutto escluso, ma la BCE ha diversi motivi per attendere”, afferma. Tra questi, cita i verbali della riunione di luglio e i commenti ufficiali post-estivi, che hanno alzato l’asticella per ulteriori mosse espansive.

Secondo Brzeski, l’estate ha portato sviluppi favorevoli che rafforzano l’approccio attendista: l’accordo commerciale tra Stati Uniti e UE, pur non definitivo, è stato meno problematico del previsto; il PIL del secondo trimestre ha mostrato una crescita decente; e gli indicatori di fiducia delle imprese sono in miglioramento. A ciò si aggiunge un leggero aumento dell’inflazione ad agosto, argomento che i “falchi” useranno per spingere a non tagliare.

Tuttavia, il capo economista di ING ricorda che alcuni membri del board restano preoccupati per il rischio di un’inflazione troppo debole, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni di Olli Rehn al Financial Times. Brzeski sottolinea anche che il nuovo quadro previsionale della BCE potrebbe includere una revisione al ribasso delle stime su inflazione e crescita per il 2026, e che la politica monetaria americana potrebbe influenzare indirettamente le scelte europee: se la Fed dovesse avviare una fase aggressiva di tagli, il rafforzamento dell’euro rischierebbe di spingere l’inflazione europea sotto il target.

La view di Mps Capital Services

Anche MPS Capital Services si aspetta una conferma dei tassi attuali, sottolineando come l’accordo commerciale con gli Stati Uniti abbia ridotto i rischi sulla crescita. Le nuove stime economiche dovrebbero discostarsi solo marginalmente da quelle di giugno. Christine Lagarde, secondo gli analisti di MPS, ribadirà l’approccio “data dependent”, evitando di fornire indicazioni troppo precise su eventuali mosse future.

In attesa di Lagarde

La riunione di giovedì sarà dunque più una tappa di consolidamento che un punto di svolta, ma le sfumature delle previsioni e delle parole di Lagarde saranno analizzate con attenzione dai mercati. Se da un lato la BCE non sembra avere fretta di intervenire, dall’altro i rischi al ribasso per l’economia e le incertezze geopolitiche restano sul tavolo. La sfida per Francoforte sarà mantenere la credibilità di fronte a un contesto mutevole, bilanciando prudenza e flessibilità.