Fonte: istock
Come abbiamo avuto modo di dire più volte su queste pagine, i mercati azionari nel lungo periodo consentono di ottenere performance molto interessanti rispetto a quelle di tutte le altre asset class. Questo vale anche per le diverse linee di investimento presenti nelle tre forme di previdenza complementare.
Secondo gli ultimi dati della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, negli ultimi 10 anni i risultati delle forme di previdenza complementare si confermano tutti positivi, con valori più elevati proprio per le gestioni che hanno una maggiore esposizione azionaria.
Quanto rendono in media i fondi pensione?
Se prendiamo in considerazione le performance medie annue registrate dai fondi pensione negoziali negli ultimi 10 anni, tra il 2014 e il 2024, secondo i calcoli della Covip (dati in tabella), per i comparti azionari si riscontrano rendimenti medi annui composti pari al 4,4% (4,7% per i fondi aperti e i Pip). Nelle linee bilanciate, invece, la performance media annua negli ultimi dieci anni è stata pari al 2,5% (2,7% per i fondi aperti e 1,7% per i Pip).
Per la categoria obbligazionario mista (max 20% di azionario) i rendimenti medi annui composti si attestano al 2,4% (0,7% per i fondi pensione aperti).
Decisamente inferiori i rendimenti medi annui registrati dai fondi obbligazionari puri pari allo 0,3% medio annuo (0 per i fondi aperti e i Pip) e dalle linee garantite pari allo 0,7% medio annuo (0,4% per i fondi aperti).
Azionario
Negli ultimi 10 anni ha fatto registrare le performance migliori dei fondi pensione.
Le performance medie delle categorie di fondi pensione:
(dati tra il 2014 e 2024 – fonte: Covip)
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4,4% fondi azionari
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2,5% fondi bilanciati
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2,4% fondi obbligazionari misti
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2,4% TFR
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2,2% rendimento generale
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1,9% inflazione
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0,7% fondi garantiti
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0,3% fondi obbligazionari puri
Nello stesso orizzonte temporale il TFR (trattamento di fine rapporto) si è rivalutato in media del 2,4% all’anno. È opportuno tenere presente che tutti questi numeri si devono confrontare poi con il tasso medio annuo di inflazione che nell’ultimo decennio è risultato pari all’1,9% annuo.
Solo l’11% dei sottoscrittori preferisce gli azionari
Le performance appena viste si scontrano con la scarsa propensione al rischio tipica dei risparmiatori italiani. Secondo quanto sottolineato dalla Covip le linee azionarie continuano a essere scelte solo da una quota minoritaria di iscritti, pari all’11,7% del totale. I profili bilanciati sono stati scelti invece dal 40,3% degli iscritti, quelli con rendimento garantito dal 35,8% degli iscritti e gli obbligazionari dal 12,2 per cento.
Analizzando il profilo anagrafico dei sottoscrittori emerge che i prodotti azionari sono stati scelti prevalentemente dai lavoratori più giovani mentre nelle fasce di età centrali, il peso delle azioni è più basso e sebbene abbia una tendenza decrescente al crescere dell’età si mantiene intorno al 25-30%, con un’incidenza maggiore negli uomini rispetto alle donne.
Nelle classi più anziane di lavoratori la flessione delle azioni è via via più pronunciata fino ad attestarsi intorno al 10-15% oltre i 60 anni di età.
Infine la Covip ricorda di prestare particolare attenzione ai costi dei prodotti, tendenzialmente stabili nel tempo, in quanto essi hanno un’incidenza rilevante sull’ammontare della prestazione finale: su un periodo di partecipazione di 35 anni, un minor costo annuo dell’1% si traduce in una prestazione finale più alta del 18-20 per cento.
L’anticipazione del montante accumulato
Infine è bene ricordare che durante la fase di accumulo, in caso di bisogno, l’aderente può richiedere anticipazioni di quanto accumulato nel fondo pensione fino al 75% di quanto sta accumulando nel fondo pensione per spese sanitarie e, dopo otto anni di partecipazione alla previdenza integrativa, fino al 75% per l’acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé, il coniuge o i figli e fino al 30% per qualsiasi esigenza. Inoltre, in caso di perdita di lavoro o inoccupazione prolungata è possibile chiedere il riscatto del fondo pensione in forma totale o parziale.
L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero luglio-agosto 2025 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.