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Il fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates, Ray Dalio, lancia un nuovo allarme sull’evoluzione del debito pubblico americano, prospettando come probabile una svalutazione del dollaro e un contesto di stagflazione analogo a quello degli anni ’70. Secondo Dalio, l’economia statunitense si muove verso una strategia di gestione del debito basata su emissione monetaria, tassi d’interesse artificialmente bassi e una progressiva erosione del valore reale della valuta.
Il debito come problema sistemico
In una recente intervista, Dalio ha tracciato un quadro preoccupante della sostenibilità fiscale degli Stati Uniti. Il debito pubblico Usa si attesta tra i 36 e i 38 mila miliardi di dollari, con un deficit annuo superiore ai 2 mila miliardi. Le necessità di rifinanziamento, compresi i rinnovi delle scadenze e l’emissione netta, potrebbero raggiungere i 12 mila miliardi di dollari all’anno.
“La storia insegna che gli Stati non falliscono come le aziende,” ha affermato Dalio. “Falliscono svalutando la propria moneta.”
Una dinamica che, secondo il fondatore di Bridgewater, penalizzerà soprattutto le future generazioni, chiamate a rimborsare il debito accumulato con dollari sempre meno forti.
Il riferimento più diretto è agli anni ’70, quando, abbandonato il gold standard, gli Stati Uniti entrarono in un decennio segnato da inflazione elevata, crescita stagnante e forti tensioni monetarie.
“Il rischio maggiore oggi è la stagflazione,” ha detto Dalio, sottolineando come in tali fasi l’oro resti uno degli asset più resilienti.
Spesa pubblica fuori scala
Le dinamiche di spesa pubblica appaiono, secondo Dalio, insostenibili nel medio periodo. Le voci legate alla previdenza sociale – Medicare, Medicaid, benefit per veterani – rappresentano circa il 60% del bilancio federale e assorbono l’85% delle entrate. A queste si sommano le spese per interessi sul debito (ormai prossime ai 1.000 miliardi l’anno) e quelle per la difesa, che insieme coprono l’85% della spesa complessiva e superano il 110% delle entrate.
Di fronte a questo scenario, Dalio ha delineato una possibile soluzione per riportare il deficit entro il 3% del PIL in un arco temporale di tre anni, basata su tagli alla spesa, aumenti fiscali selettivi e tassi più bassi. Tuttavia, ha stimato in appena il 5% le probabilità che un piano di questo tipo venga approvato:
“Nessuno osa sostenerlo pubblicamente,” ha osservato.
Dove investire in questo contesto
In questo contesto, per chi investe Dalio suggerisce un approccio prudente e orientato alla protezione del capitale. I titoli obbligazionari indicizzati all’inflazione (Inflation-linked bonds) vengono indicati come l’asset class più sicura nel contesto attuale in quanto offrono una protezione reale contro l’inflazione. L’oro, dal canto suo, dovrebbe rappresentare tra il 10% e il 15% di un portafoglio ben diversificato. Cauto invece il giudizio sull’immobiliare, definito “eccessivamente sensibile ai tassi e soggetto a forte tassazione.”