L’elezione di Donald Trump per un secondo mandato alla Casa Bianca ha riacceso le tensioni sui mercati internazionali, ma ha anche ridisegnato la mappa dei vincitori e vinti nel mondo azionario. In un 2025 segnato da dazi, incertezza geopolitica e rotazioni settoriali, sono le Borse europee – con l’Italia tra i protagonisti – ad emergere sorprendentemente come i vincitori di questa nuova era “America First 2.0”.
Europa superstar, con l’Italia nella top ten
Il MSCI All Country World Index, indice azionario globale che copre circa 50 Paesi e 3.000 titoli azionari a grande e media capitalizzazione, ha segnato un +10% da inizio anno, ma a trainare il rally non sono gli Stati Uniti: sono l’Europa e in particolare Paesi dell’Est e del Sud a conquistare il podio globale. Secondo i dati Morningstar, otto dei dieci migliori mercati borsistici del 2025 sono europei, e l’Italia figura tra questi, insieme a Grecia, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Germania.
In particolare, la Grecia si conferma il miglior mercato azionario del 2025 con una crescita di quasi il 60% da inizio anno, sostenuta da riforme bancarie, solidi fondamentali macroeconomici e un settore turistico in piena espansione. Alle sue spalle, si distinguono la Polonia e la Repubblica Ceca, rispettivamente con performance del +56% e +52%. Complessivamente, otto dei dieci migliori mercati azionari globali dell’anno provengono dall’Europa.
Brillano anche Spagna (+45%), Italia (al decimo posto+37%), spinta dai titoli bancari, dalla difesa e da un rinnovato flusso di capitali esteri, e Germania (+35%)
Da tenere presente che l’indice MSCI Italy include tipicamente circa 20–25 titoli, ma può variare in base ai ribilanciamenti trimestrali di MSCI. Si tratta di blue chips del calibro di Enel, Intesa SanPaolo, Eni, Unicredit, Ferrari, ecc.
Wall Street in frenata, Asia a due velocità
Gli indici americani – S&P 500 e Nasdaq – sono comunque tornati ai massimi storici, ma la performance da inizio anno (+7%) è inferiore rispetto alla media globale. A pesare sono stati i dazi imposti da Trump, soprannominati “Liberation Tariffs”, e la crescente sfiducia verso l’imprevedibilità della politica economica americana. La corsa ai titoli difensivi ha premiato alcuni settori, ma ha alimentato la volatilità e incentivato la diversificazione fuori dai confini USA.
Tra i mercati asiatici, la vera rivelazione è la Corea del Sud, che ha guadagnato oltre il 30% da inizio anno. Nonostante i dazi statunitensi del 25% sulle esportazioni, il mercato ha mostrato resilienza grazie al nuovo corso politico e all’ottima performance di settori strategici come la cantieristica navale e i semiconduttori per l’intelligenza artificiale.
La Cina, pur rimanendo nel mirino di Trump, ha segnato un +17%, sostenuta da un graduale allentamento monetario e da aspettative di ripresa degli utili. Più critica invece la situazione in Thailandia e Turchia, tra i peggiori mercati del 2025, zavorrati da instabilità politica e crisi economiche strutturali.
Difesa, banche e industria: i settori anti-dazi
Gli analisti concordano: i settori che meglio resistono alle incertezze sono la difesa, le banche e l’industria pesante. L’Europa, meno esposta alle catene globali del valore e con un tessuto industriale meno dipendente dall’export verso gli Stati Uniti, è favorita in questo nuovo contesto.
L’Italia, in particolare, gode della forza di banche ben patrimonializzate e di campioni industriali attivi nei settori della difesa e dell’ingegneria meccanica, come Leonardo, Fincantieri.
Outlook: tra volatilità e opportunità
Il secondo semestre si preannuncia altrettanto turbolento: la prosecuzione delle politiche protezionistiche di Trump, il rischio escalation nei rapporti con Cina ed Europa, e le incertezze sulle prossime mosse della Federal Reserve manterranno alta la volatilità. Tuttavia, secondo Vasu Menon di OCBC, “non è da escludere che i mercati continuino a superare gli ostacoli anche nella seconda parte dell’anno, soprattutto se i timori su dazi e inflazione si attenuano”.
Gli analisti vedono ancora margini di crescita per i listini europei, favoriti dallo spostamento di fondi in uscita dagli asset americani.
“I mercati europei hanno beneficiato del ‘sell America’ dei primi mesi dell’anno, e di una ritrovata attrattività grazie all’abbandono dell’austerità tedesca”, ha detto alla CNBC Michael Field, chief equity strategist EMEA di Morningstar.