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Investire in un fondo pensione è una scelta vincente sia per fare fronte alla longevità che alla progressiva riduzione del welfare pubblico, sia per assicurarsi un sereno pensionamento.
Accantonare regolarmente una parte dei propri risparmi durante la vita lavorativa per ottenere una pensione aggiuntiva rispetto a quella corrisposta dalla previdenza obbligatoria è l’obiettivo principale della previdenza complementare. E gli italiani dimostrano di comprendere appieno le potenzialità della previdenza complementare.
Quanti italiani scelgono i fondi pensione
Numeri alla mano, sono circa 10 milioni gli italiani che scelgono i fondi pensione.
A renderlo noto la presidente facente funzioni della Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Francesca Balzani nel corso di un’audizione nella Bicamerale sugli Enti previdenziali. Balzani ha specificato che tale cifra risulta pari al “10,8% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane”.
Un dato in aumento rispetto al 2023 quando, secondo la relazione annuale della Covip relativa all’esercizio 2023, tale cifra era pari a 224,4 miliardi.
Quanto rende investire sui fondi pensione: i numeri di Covip
Le forme pensionistiche previdenziali più in voga sono le seguenti:
- Fondi pensione negoziali: sono forme pensionistiche complementari istituite nell’ambito della contrattazione collettiva (nazionale o aziendale). A questa tipologia appartengono anche i fondi pensione cosiddetti territoriali, istituiti cioè in base ad accordi tra rappresentanti di datori di lavoro e lavoratori appartenenti a un determinato territorio.
- Fondi pensione aperti: sono forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazione, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM). I fondi pensione aperti possono raccogliere adesioni su base individuale e collettiva.
- Piani individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP): sono forme pensionistiche complementari istituite dalle imprese di assicurazione. I PIP possono raccogliere adesioni solo su base individuale.
- Fondi pensione preesistenti: sono forme pensionistiche complementari così chiamate perché già istituite prima del decreto legislativo n. 124 del 1993 che ha introdotto per la prima volta una disciplina organica del settore.
In un lasso di tempo di circa dieci anni, tra l’inizio del 2015 e la fine del 2024, i rendimenti netti medi dei fondi pensione negoziali sono stati del 2,2% annuo, un dato inferiore a quello della rivalutazione del Tfr (2,4%).
A fare meglio negli ultimi 10 anni sono stati i rendimenti dei fondi pensione aperti (2,4%) e dei PIPI, ossia i Piani individuali pensionistici nuovi (2,9%).
Guardando solo al 2024 i redimenti netti dei fondi negoziali sono stati del 6% a fronte di una rivalutazione del Tfr dell’1,9% mentre quelli dei fondi aperti sono stati del 6,5% e quelli dei Pip nuovi del 9%, dato legato all’andamento dei mercati.