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Gli Stati Uniti rischiano un “infarto economico” entro i prossimi tre anni. L’allarme arriva dal miliardario gestore di hedge fund Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, che, un’intervista al podcast Odd Lots di Bloomberg, ha punta il dito contro un debito nazionale in aumento e deficit crescenti, ritenuti insostenibili.
La crisi del debito
Parlando ai microfoni di Bloomberg, Dalio ha dichiarato che gli Stati Uniti rischiano un “attacco cardiaco economico” entro i prossimi tre anni, a meno che l’amministrazione non si impegni attivamente a ridurre il deficit, che ora rappresenta circa il 7,5% del PIL.
“Quando i debiti aumentano in modo considerevole rispetto ai redditi necessari per servire quel debito, è come se si accumulasse placca nel sistema circolatorio,” ha detto, aggiungendo che la situazione statunitense ha raggiunto un punto critico di “svolta” alla luce degli ingenti interessi che si sommano al debito esistente.
Dal 2000, il debito nazionale è più che triplicato, raggiungendo una stima di 36,2 trilioni di dollari secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Il deficit annuale per l’anno fiscale 2024 ha superato i 1.800 miliardi di dollari, aggravando ulteriormente la situazione.
La ricetta per uscire dalla crisi
Dalio, tracciando paralleli tra la situazione economica attuale e crisi passate, come la stagflazione degli anni ’70 e la Grande Depressione degli anni ’30, avverte che se non si intraprendono azioni correttive, gli Stati Uniti potrebbero affrontare condizioni economiche simili caratterizzate da bassa crescita e alta inflazione.
Come uscirne? La strada maestra, secondo il noto gestore di hedge fund, è quella di ridurre il deficit al 3% del PIL attraverso una combinazione di aggiustamenti fiscali e tagli alla spesa.
“Se le cose peggiorano, potrebbero verificarsi eventi più estremi,” ha avvertito.
Usa verso recessione?
La crisi del debito imminente si somma alle crescenti preoccupazioni per la crescita da parte degli osservatori di Wall Street. Negli ultimi giorni, il GDPNow tracker, un indicatore della Federal Reserve di Atlanta, segnala che una contrazione possibile contrazione del Pil Usa del 1,5% nel primo trimestre del 2025 rispetto alle stime precedenti, che indicavano una crescita del 2,3% appena pochi giorni fa
Dietro questo brusco cambiamento a nuovi dati sul deficit commerciale statunitense, che sta gravemente influenzando la crescita economica, e a un calo della spesa dei consumatori. In particolare, il deficit commerciale delle merci ha raggiunto un record di 153,3 miliardi di dollari a gennaio, con un aumento delle importazioni di 34,6 miliardi di dollari rispetto a un modesto incremento delle esportazioni di soli 3,3 miliardi di dollari.
Sebbene la maggior parte dei dazi imposti da Donald Trump non sia ancora entrata in vigore, consumatori e imprese hanno iniziato a fare incetta di beni importati per evitare future aumenti dei prezzi. Ciò ha portato a un aumento degli ordini di beni durevoli, che potrebbe riflettere una corsa agli acquisti prima dell’entrata in vigore delle tariffe
Oltre alla previsione negativa del PIL, altri indicatori economici stanno sollevando preoccupazioni. Le richieste di disoccupazione sono aumentate la scorsa settimana, le vendite di case in attesa di vendita hanno raggiunto un minimo storico, e gli indicatori di fiducia dei consumatori sono scesi a causa delle paure di un’inflazione alimentata dalle tariffe
Sebbene una contrazione in un solo trimestre non costituisca una recessione, la situazione economica attuale è fonte di seria preoccupazione. Gli economisti di JPMorgan hanno ridotto le loro previsioni di crescita per il primo trimestre al 1,5% dal precedente 2,25%, suggerendo che l’attività debole di gennaio potrebbe essere seguita da un rimbalzo nei mesi successivi.