Crescita a rilento: S&P rivede al ribasso PIL Italia ed area euro
La scure di S&P’s si abbatte sul PIL dell’Italia. L’agenzia di rating ha tagliato le stime sulla crescita dell’Italia dall’1,3 di giugno all’1,1% per il 2018. Stesso dato anche per il 2019 contro l’1,2% previsto in precedenza. Ma è tutta la zona euro che soffre, dicono gli analisti che hanno rivisto al ribasso anche il PIL dell’Ue al 2% nel 2018 (da 2,1%) confermando invece la proiezione dell’1,7% per il 2019. I rischi maggiori? I negoziati per la Brexit e le trattative sulla legge di bilancio in Italia che “contribuiscono a esercitare pressione ribassista sull’euro fino ad almeno la metà del 2019”.
Gli economisti della società di rating hanno citato la prova, sin qui nel 2018, sottotono e deludente dell’attività economica in Europa rispetto agli Stati Uniti, sebbene ora gli indicatori economici sembrano indicare una ripresa di velocità che potrebbe andare a sostenere anche l’euro nel breve termine. Proprio per quanto riguarda la moneta unica, la tesi di Standard & Poor’s è che l’euro rimarrà debole fino a metà 2019, pagando la maggiore accelerazione dell’economia Usa, il percorso già ben intrapreso dalla Fed di normalizzazione della politica monetaria e l’incertezza politica.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play