Rendimento titoli decennali Usa sfiora il 3%, top da gennaio 2014
NEW YORK (WSI) – Sfiora il 3% il rendimento dei titoli decennali Usa, un cattivo presagio per l’azionario, che potrebbe spingere gli investitori a spostare il loro denaro dall’azionario all’obbligazionario, offrendo un’alternativa di investimento redditizia dopo anni di tassi a zero.
I rendimenti dei Treasuries di riferimento scambiano sui massimi da gennaio 2014. Il balzo dei rendimenti obbligazionari suggerisce che i trader si aspettano una ripresa dell’inflazione americana, costringendo la Federal Reserve a continuare ad aumentare i tassi d’interesse. A sostenere le aspettative di un rialzo dei prezzi è la corsa delle materie prime vista di recente e che interessa un po’ tutte le commodity, dal petrolio all’alluminio, passando per il legname e la gomma.

Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play