Porto Rico dichiara bancarotta, default peggiore di quello di Detroit
Il Porto Rico, territorio dipendente dagli Stati Uniti (per quanto formalmente ad essi esterno), ha dichiarato una ristrutturazione del suo debito pubblico, che complessivamente ammonta a 70 miliardi di dollari. Anche se ancora non è stato comunicato quanto debito sarà incluso nel piano successivo al ricorso all’amministrazione controllata, sembra chiaro che questo sarà il default più grave mai sperimentato negli Usa da parte di un’amministrazione pubblica.
L’economia dell’isola dei Caraibi (51esimo stato degli Usa) è stata in recessione per circa dieci anni e il 45% della sua popolazione vive in condizione di povertà. La scelta della bancarotta potrà dare sollievo nell’immediato alle casse pubbliche, ma in prospettiva rischia di aggravare l’accesso al credito dell’amministrazione dell’isola. In precedenza la più grande bancarotta pubblica statunitense fu registrata a Detroit nel 2013, dichiarando default su 18 miliardi di debito.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo