Effetto Trump su Wall Street, nuovo record anche per il Nasdaq
Giornata di record per gli indici di Wall Street. Il Dow Jones supera la soglia di 20.000 per la prima volta nella storia e il Nasdaq testa un nuovo record. Il listino dei titoli hi-tech – che come si evince dal grafico è balzato di quasi +23% negli ultimi 12 mesi – ha testato un massimo storico superando quota 5.606,529.

Sullo sfondo sempre l’ottimismo per le politiche di Donald Trump: dopo le recenti dichiarazioni del presidente Usa, gli investitori scommettono sempre più su un  bazooka fiscale fatto di tagli alle tasse e di aumento della spesa per la costruzione di nuove infrastrutture.
Il Dow Jones ha testato il massimo storico dopo pochi minuti dall’inizio delle contrattazioni.
Occhio alla performance dei tre indici azionari Usa Dow Jones, Nasdaq e S&P dal giorno dell’Election Day, che ha siglato la vittoria di Trump.

Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.