BPM-Pop Milano, da risolvere nodo sofferenze. Bce: “Pulizia crediti e board snello”
MILANO (WSI) – L’ultimo ostacolo all’iter di fusione Bpm e Banco popolare riguarda il tema capitale e gestione dei crediti deteriorati cercando così di soddisfare la richiesta di riduzione delle sofferenze bancarie imposta dalla BCE, evitando l’aumento di capitale.
Il compromesso che si sta cercando di trovare riguarda i tempi di smaltimento ma non si esclude la cessione di alcuni asset nelle società prodotto. Proprio ieri i due ad, Castagna e Saviotti, rispettivamente di Bpm e banco Popolare si sarebbero incontrati per discuterne. A fine 2015 i crediti deteriorati lordi di Banco Popolare ammontano a 20,6 miliardi con una copertura complessiva del 31,9% e quelli di Bpm a circa 6 miliardi con una copertura del 39,6%. Come sottolineano gli analisti di Intermonte:
“Ad oggi la nuova società avrebbe 26,6 miliardi di crediti deteriorati lordi (coperti al 33,6%) e 17,7 mld netti, pari al 15,7% del totale. Per arrivare al 10,6% (livello oggi registrato da Bpm), sarebbe necessario fare accantonamenti aggiuntivi pari a 5,7 miliardi portando la copertura al 55,2%”.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play