UniCredit, cura Mustier: aumento capitale record e staff falciato

13 dicembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Svelati i dettagli della cura da cavallo firmata Jean Pierre Mustier per risollevare le sorti di UniCredit.

Il piano strategico 2016-2019 prevede un aumento di capitale di ben 13 miliardi di euro, “interamente garantito” da un consorzio formato da banche internazionali. Sulla questione annosa dei crediti deteriorati che pesano in generale sull’intero sistema bancario italiano, UniCredit rende noto di aver sottoscritto due accordi per la loro cessione, per 17,7 miliardi di euro.

Un accordo è stato siglato con Fortress e l’altro con Pimco.

I 13 miliardi di euro saranno raccolti dalla banca italiana attraverso l’emissione di nuove azioni agli investitori e la vendita di asset.

E’ interessante notare che la cifra monstre è confermata dal fatto che, come fa notare Holger Zschaepitz, senior editor del desk finanziario di Welt, si tratta di “un ammontare uguale a quasi l’intero valore di mercato” dell’istituto.

Si può parlare di una manovra di lacrime e sangue per tanti dipendenti, dal momento che, dalle slide che Mustier ha presentato durante il Capital Market Day a Londra, risulta che saranno ben 883 le filiali che UniCredit chiuderà in Italia entro il 2019, con il numero delle stesse che scenderà del 27%, e una riduzione del 21% nel numero dei dipendenti. La mossa garantirà un risparmio di costi di 650 milioni di euro. In generale, stando alle previsioni del nuovo piano strategico 2016-2019, saranno chiuse 944 filiali tra Italia, Germania e Austria entro il 2019. Oltre all’Italia, gran parte delle chiusure colpirà l’Austria con 50 filiali (-29%) e un taglio di forza lavoro del -19%, per un risparmio di costi di 320 milioni. In Germania non sono previste chiusure significative, ma ci sarà una riduzione del 21% dei dipendenti, con un risparmio di costi previsto in 300 milioni di euro. In una conference call con i giornalisti, Mustier ha reso noto che l’aumento di capitale avverrà “entro la fine del primo trimestre del 2017″ e ha rassicurato sul fatto che il dossier MPS non avrà alcun effetto sull’operazione. Anche perchè Mustier ha fiducia sul fatto che “la situazione di MPS si risolverà prima della fine dell’anno e non avrà alcun impatto sul nostro aumento di capitale”.

Diverse le comunicazioni di UniCredit; tuttavia, in particolare, due sono le cose che colpiscono: in primis, l’aumento di capitale si confermerà il più grande ella storia italiana. La seconda questione è che per il costo sociale non sarà indifferente. Tutt’altro: il nuovo piano strategico 2016-2019 si tradurrà, tra le altre cose, in ulteriori 6.500 esuberi netti entro il 2019, il che significa che il taglio totale dei dipendenti sarà entro il 2019 di ben -14.000 lavoratori, per un risparmio sui costi del personale pari a 1,1 miliardi di euro.

Il taglio degli altri costi operativi sarà di 600 milioni di euro, permettendo a UniCredit di raggiungere un risparmio sui costi ricorrenti annui totali netti per un valore di 1,7 miliardi di euro.

Così in una nota ai clienti Luigi Tramontana, analista presso Banca Akros:

“Con una crescita dei ricavi praticamente quasi inesistente nel prossimo futuro, il piano è incentrato sul taglio dei costi e sul miglioramento della qualità degli asset e dei livelli di capitali”.

Mentre gli analisti di Jefferies ritengono che:

“Considerata l’assenza di controlli sul contesto esterno, riteniamo che l’attenzione data al capitale e ai costi sia importante”.

Appuntamento al prossimo 12 gennaio, a questo punto, visto che è per quel giorno che il cda di UniCredit ha convocato l’assemblea ordinaria e straordinaria dei soci, in unica convocazione. All’ordine del giorno della parte straordinaria, la proposta dell’operazione di aumento del capitale sociale per un massimo di 13 miliardi di euro e, anche, il raggruppamento delle azioni ordinarie e di risparmio nel rapporto di una nuova ogni 10 possedute per entrambe le categorie.

Nelle slide presentate a Londra si legge che l’aumento di capitale corrisponde a un beneficio di 345 punti base sul Cet 1.

Così aveva detto il numero uno Mustier, in una nota diramata prima della presentazione del piano a Londra.

“Abbiamo sviluppato un piano pragmatico basato su presupposti prudenti, con obiettivi concreti e raggiungibili, in funzione di leve di gestione del rischio e dei costi che sono saldamente sotto il nostro controllo. Stiamo attuando misure decise per gestire i problemi, ereditati dal passato, dei crediti deteriorati lordi allo scopo di migliorare e sostenere la futura redditività corrente e diventare una delle banche più attrattive d’Europa. Intendiamo trarre profitto dai nostri attuali vantaggi competitivi, quali la nostra esclusiva rete diffusa in Europa Occidentale, Centrale e Orientale, oltre a valorizzare i benefici del nostro lineare modello di Banca Commerciale (Commercial Banking) con un segmento Corporate & Investment Banking perfettamente integrato, implementandone la trasformazione”.

Ancora, l’AD:

“Coglieremo ulteriori opportunità tenendo al contempo rigorosamente sotto controllo i rischi, l’esecuzione e i costi. Tutte queste azioni ci consentiranno di generare un rendimento del patrimonio netto tangibile (RoTE) superiore al 9% nel 2019 e di attuare una politica di distribuzione di dividendi cash nell’ordine del 20-50%”.

Il ceo ha tenuto a puntualizzare anche che:

“A partire da luglio abbiamo intrapreso misure coraggiose. Grazie alla cessione delle nostre partecipazioni in Pekao e Pioneer e di una quota del 30% in Fineco, in combinazione con risparmi di costi, generazione organica di capitale nel periodo del piano e un aumento di capitale in opzione di 13 miliardi di euro interamente garantito in termini di ammontare, nel 2019 avremo un coefficiente Cet1 fully loaded superiore al 12,5%, ampiamente in linea con le altre migliori G-Sifi”.

Nel piano strategico 2016-2019, che verrà presentato oggi al Capital Markets Day a Londra, si mettono in evidenza le seguenti cifre e comunicazioni:

  • target di utile netto di 4,7 miliardi di euro al 2019, con un Rote superiore al 9% e un Cet 1 fully Loaded “superiore al 12,5%”. Il target sul Rote fissato da UniCredit convince Jefferies (rating buy, target price 3 euro), che definisce l’obiettivo “chiaramente un elemento chiave”. Inoltre “l’obiettivo di utile netto per il 2019 di 4,7 miliardi” è “ben superiore alle aspettative di consenso di 3,9 miliardi”. Per Jefferies il piano, “aggressivo” anche per la netta pulizia di bilancio, “apre la strada a una rivalutazione del titolo”.
  • Riguardo ai ricavi, il target previsto dal piano 2016-2019 di UniCredit è di una crescita media annua dello 0,6%.
  • I costi sono attesi scendere a 10,6 miliardi di euro a fine periodo, con un rapporto costi-ricavi inferiore al 52%. Il costo del rischio è previsto a 49 punti base.
  • A fine piano nel 2019 le attività ponderate per il rischio sono stimate a 404 miliardi, il tasso di copertura dei crediti deteriorati lordi superiore al 54%, il tasso di copertura delle inadempienze probabilli superiore al 38% e il tasso di copertura delle sofferenze superiore al 63%
  • Per l’esercizio 2016 non è previsto alcun pagamento di dividendi, mentre per gli anni successivi, si stima una politica di distribuzione dei dividendi cash “del 20-50%”.
  • Il nuovo piano strategico 2016-2019 prevede investimenti in Information Technology per 1,6 miliardi di euro. Una voce, spiega il comunicato”a supporto della trasformazione dell’attività e per rafforzare l’infrastruttura informatica attraverso attività di digitalizzazione, sviluppo tecnologico di sistemi core e il continuo aggiornamento dell’infrastruttura, assicurando al contempo l’allineamento della compliance con i requisiti normativi”.
  • Nella parte ordinaria, l’ordine del giorno dell’assemblea del 12 gennaio 2017 prevede  la nomina di amministratori per integrazione del cda. Si tratta, come proporrà il board, della riconferma di Jean Pierre Mustier, Sergio Balbinot e Martha Dgmar Bockenfeld, che erano stati cooptati nel corso del 2016 in sostituzione di Helga Jung, Manfred Bischoff e Federico Ghizzoni.
  • Alla fine la raccolta di mezzi freschi di UniCredit, scrive il Sole 24 Ore, sarà di quasi 20 miliardi di capitale, considerando anche il “bottino” delle cessioni di Pioneer, Pekao e di parte di Fineco, per elevare di 8,1 miliardi gli accantonamenti sui crediti deteriorati e ripartire con una banca che al 2019, pur in presenza di un quadro regolatorio più stringente, potrà esprimere un RoTe del 9% e un Cet1 del 12,5%.

Il titolo UniCredit reagisce in modo inizialmente nervoso all’annuncio del piano targato Mustier. All’inizio della sessione del Ftse Mib di .Piazza Affari cede fino a -4%, per poi salire del 3%, con gli investitori che cercano di digerire il piano e salire fino a +9,3%. Da segnalare che UniCredit ha perso la metà circa del suo valore di mercato nel 2016, con il risultato che ora la sua capitalizzazione è di 15 miliardi di euro. Poco più, appunto, della cifra monstre che intende raccogliere con l’aumento di capitale.

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