Spettro Grecia in Italia: ricchi trasferiscono capitali in Svizzera

18 ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Con l’indebolimento dell’euro nei confronti del franco svizzero e i rendimenti delle obbligazioni italiane sulle montagne russe ultimamente, gli italiani appartenenti alla classe medio-alta stanno reagendo al deterioramento delle relazioni tra l’Italia e l’UE, e all’impatto che questo fenomeno insolito ha sulle banche e sui mercati dei capitali del paese.

In Italia la situazione ricorda in qualche modo la corsa agli sportelli che ha portato quasi al collasso il sistema bancario greco: oggi i cittadini italiani più facoltosi si stanno affrettando per convertire i loro euro in franchi svizzeri e parcheggiarli al confine settentrionale con la Svizzera.

“Al momento non abbiamo nuovi contratti, ma solo richieste di informazioni soprattutto da parte di chi ha patrimoni tra i 5 e i 10 milioni. I proprietari di grandi patrimoni da tempo si sono organizzati, trasferendo i loro beni all’estero (…) I super-ricchi sono già un passo avanti. Il pesce grosso ha già organizzato l’espatrio delle proprie ricchezze per qualche tempo”.

Coloro che vantano un patrimonio compreso tra i 200.000 euro e i 300.000 euro si muovono più velocemente, ispirati dai ricordi di greci disperati alle prese con controlli sul capitale che hanno limitato i prelievi bancomat.

“C’è una paura che si insinua negli italiani. Le persone sono preoccupate che se entriamo nella stessa situazione della Grecia, potrebbero trovare le banche chiuse e possono prelevare solo € 50 al giorno dai bancomat, non vogliono rischiare. Si tratta per lo più di  famiglie con un risparmio di € 200.000 o € 300.000 che vogliono aprire conti a Lugano o Chiasso oltre confine in Ticino, dove tutti parlano italiano.

“Molti ci chiedono di portare nel posto più vicino solo la liquidità pagando bolli, tasse e tutto quanto comporti regolarmente un deposito all’estero pur di avere la tranquillità di un luogo sicuro. E in 40 minuti si arriva a Lugano. Basta la disponibilità di una carta di credito per prelevare e costi ridotti che arrivano da piccole banche come Bank J. Safra Sarasin, Banca del Sempione, Banca Stato e Corner che fanno condizioni decisamente più convenienti rispetto ai big come Ubs e Credit Suisse.

Così Massimo Gionso, consigliere delegato di Cfo Sim. Dal momento che l’Italia è (per ora almeno) priva di leggi che limitano il flusso di denaro fuori dal paese, questi italiani stanno facendo tutto legalmente, ma ciò potrebbe presto cambiare. “Il rischio che l’Italia scivoli in una spirale di debito instabile è aumentato” ha detto un analista di Barclays al Telegraph.

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