Savona vede Pil oltre stime e accusa Ue: “scontro politico insano”

9 ottobre 2018, di Mariangela Tessa

Il ministro per le Politiche Ue Paolo Savona scende in campo per difendere la scelta del governo di alzare il tetto deficit/Pil al 2,4% nel 2019. E lancia un nuovo affondo contro Bruxelles.

“Dicono che il 2,4% di deficit sia troppo? Cosa dobbiamo fare con una politica monetaria che inizia a diventare cautelativa e con il rallentamento della crescita internazionale?”, è la domanda retorica posta dal ministro nel corso di un incontro nella sede dell’associazione della stampa estera. L’Unione europea tiene il pilota automatico in questa situazione, allora se rischia di andare contro un iceberg continua a tenere il pilota automatico?”.

Passando alla crescita, Savona fornisce una stima ben più ottimistica di quella presente nel Naef, affermando che il Pil potrebbe raggiungere il 2% nel 2019 e il 3% nel 2020 a fronte del a +1,5% e +1,6% prevista dall’esecutivo.

Quelle ”previsioni sono prudenti, sono molto cautelative’‘, osserva Savona aggiungendo che il suo collega all’Economia Giovanni Tria “affronta il più difficile dei compiti e richiede rispetto”.

Quanto alle reazioni del mercato di fronte alla manovra, Savona ha confermato:

“Non siamo preoccupati dai mercati ma dallo scontro politico tra forze conservative e riformista. Noi abbiamo fatto le scelte, vogliamo stare in Europa e nell’euro ma l’Europa deve fare qualcosa”. Ha sintetizzato: “Il mercato è sano, è lo scontro politico che è insano”.

Per il ministro, se l’Ue dovesse bocciare il programma economico del governo sarà ”il popolo” a decidere.

Cosa succederebbe se l’Unione europea si mettesse in una posizione conflittuale verso questo programma del governo cosi’ cauto e moderato? Io non lo so, deciderà il popolo non io, io mi metto da parte“, afferma Savona. ”Alcune provocazioni, con un certo stile” sono “piuttosto pesanti” afferma, in riferimento al botta-risposta tra il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e il vice premier Matteo Salvini. Tuttavia, sottolinea, “il messaggio che ‘il mercato insegnerà agli italiani come votare’ io lo trovo molto più insultante di quello che risponde ‘non è sobrio quando parla”.

Quanto ai rischi dell’impatto della fine del programma espansivo della Bce, il Qe, per l’Italia, il ministro Savona dice di non aver “perso fiducia”.

“Draghi resta lì fino al 2019 – conclude -. Non credo che nessuno abbia interesse che l’Italia entri in una grande crisi”.

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