Russia-gate: caso Sessions, è spettro impeachment su Trump

3 marzo 2017, di Laura Naka Antonelli

Ormai si parla apertamente di Russia-Gate. Prima lo scandalo che ha fatto cadere la testa del consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn; ora le rivelazioni secondo cui Jeff Sessions, il nuovo segretario alla Giustizia, avrebbe incontrato almeno due volte Serghiei Kisliak, ambasciatore di Mosca negli Usa, durante i giorni concitati della campagna elettorale, quando era consulente di politica estera nel team elettorale di Trump.

Donald Trump rischia ora l’impeachment? A scommettere sempre di più su questo scenario sono gli stessi bookmakers. Il sito di scommesse online Ladbrokes ha recentemente reso noto che le probabilità di un impeachment su Trump si aggirano attorno al 52%. Così Jessica Bridge, portavoce di Ladbrokes, ha riferito recentemente alla testata Independent del Regno Unito:

“Trump afferma che farà il suo lavoro, ma i soldi suggeriscono tutt’altro e gli scommettitori non sono del tutto convinti sul fatto che i prossimi quattro anni trascorreranno in modo tranquillo, ritenendo che Trump potrebbe lasciare la Casa Bianca o attraverso una procedura di impeachment o attraverso dimissioni, più presto che tardi”.

Ora, per avviare una procedura di impeachment contro un presidente Usa, è necessaria la maggioranza dei voti della Camera dei rappresentanti: il caso passerebbe al Senato, dove almeno due/terzi dei presenti dovrebbero votare a favore dell’impeachment per iniziare ad avviare il processo.

Impeachment: i precedenti e come funziona

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Solo due presidenti americani – Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998 – sono stati sottoposti a una procedura di impeachment dalla Camera dei Rappresentanti. Entrambi sono stati poi salvati dal Senato.

L’ex presidente Richard Nixon rassegnò le sue dimissioni nel 1974, prima che la Camera potesse votare il suo impeachment.

Nelle ultime ore sono arrivate nuove rivelazioni dagli organi di stampa Usa. Il New York Times, per esempio, ha riportato che la precedente amministrazione di Barack Obama era talmente preoccupata della possibilità che ci fossero contatti tra il team di Trump e la Russia durante la campagna elettorale, che agì immediatamente per impedire che il nuovo governo di Trump “nascondesse o distruggesse” eventuali prove degli incontri.

In particolare tre ex funzionari della precedente amministrazione hanno riferito al quotidiano newyorchese che:

“I paesi alleati dell’America, inclusi il Regno Unito e l’Olanda, avevano fornito informazioni su alcuni incontri tenuti in alcune città europee tra funzionari russi – e altri vicini al presidente russo, Vladimir V. Putin –  e i rappresentanti del team elettorale dell’attuale presidente. In via separata, le agenzie americane di intelligence avevano intercettato dichiarazioni di funzionari russi, alcuni dei quali dello stesso Cremlino, inerenti a contatti con persone vicine a Trump“.

Anche l’Associated Press segnala che la Casa Bianca aveva dato istruzioni precise ai consiglieri di Obama, affinché preservassero tutte le prove che potessero dimostrare l’interferenza dei russi nelle elezioni del 2016, insieme ai risultati di altre indagini.

L’ultimo caso che vede protagonista Sessions ha scatenato l’ira di diversi esponenti democratici, che hanno ventilato il reato di spergiuro.

Sessions avrebbe mentito quando, sotto giuramento, disse di non aver avuto rapporti con i russi. Così Nancy Pelosi, leader della minoranza democratica alla Camera:

“Considerato che ha mentito sotto giuramento al Congresso sui suoi rapporti con la Russia, il segretario alla Giustizia deve dimettersi. Sessions non è adatto a ricoprire questa carica.

Attacco frontale anche da parte del democratico Elijah E. Cummings:

“Quando il senatore Sessions testimoniò sotto giuramento di non avere rapporti con la Russia, la sua dichiarazione fu evidentemente falsa, ma lui la lasciò in quel modo per settimane. Sessions dovrebbe rassegnare immediatamente le sue dimissioni e non ci sono più dubbi sul fatto che abbiamo bisogno di una commissione che sia davvero indipendente e che faccia luce sul caso“.

Nell’analisi che la CNN fa del caso Russia-Gate nel video, si afferma come vi siano prove che dimostrano che la Russia non solo avrebbe interferito nelle elezioni Usa, ma anche in diverse elezioni europee. E si fa riferimento alla mappa dei rapporti tra Trump e la Russia con una infografica redatta dal New York Times. CLICCA QUI.

Dal video risulta come sia stato sempre ovvio che tra la Russia di Putin e l’amministrazione Obama non corresse buon sangue, anche per l’imposizione da parte degli Stati Uniti di sanzioni contro Mosca Così come è ovvio che i russi vedessero in Hillary Clinton una “estensione dell’amministrazione di Obama”.

 

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