Più della metà delle aziende italiane è in mano a stranieri

8 dicembre 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – La crisi ha smesso di travolgere le aziende italiane, che nella prima parte del 2017 hanno visto crescere il loro valore di 32 miliardi di euro. Questo per le società per azioni, mentre le sole imprese quotate hanno visto un aumento della loro capitalizzazione di ben 45 miliardi.

A fornire i dati il Centro Studi di Unimpresa secondo cui l’Italia è diventata sempre più una preda ambita degli investitori esteri. Il primato nell’azionariato spetta infatti a loro, che detengono il 51,27% delle quote, in aumento rispetto al 50,60% del 2016.

“Più della metà delle aziende quotate è stabilmente in mano agli stranieri. Anche se il sistema imprenditoriale del nostro Paese è a trazione familiare, in borsa non comandano gli italiani. Oltre il 41% delle quote delle società per azioni made in Italy è posseduto da famiglie, mentre sui listini di Piazza Affari dominano gli azionisti internazionali titolari di oltre il 51% delle spa quotate. In mano alle banche, l’8% delle società per azioni, quota che si avvicina al 10% se si limita l’analisi alle sole aziende quotate. Allo Stato, il 5,13% delle imprese e il 3,65% delle quotate”.

Numeri che confermano che il made in Italy, nella finanza e non solo, come afferma il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, vale. Ma c’è un’ombra.

“Purtroppo, constatiamo una debolezza cronica del nostro capitalismo che consente le scorribande degli stranieri. Anche questo, purtroppo, è uno degli effetti della crisi: l’impoverimento dei nostri capitali ha favorito l’acquisto delle aziende da parte di colossi esteri. L’ingresso degli stranieri nel mercato finanziario italiano, che, come osservato, ha valori importanti e in crescita non è necessariamente un fattore negativo. Dipende, però, dalle intenzioni: se si tratta di investimenti di lungo periodo va bene, mentre se le operazioni sono dettate dalla speculazione, allora c’è da preoccuparsi”.

Hai dimenticato la password?