Pensioni minime dividono governo, dissensi nella Lega

17 settembre 2018, di Mariangela Tessa

La riforma sostenuta dal M5S di alzare le pensioni minime a a 780 euro spacca il governo. Una bocciatura sonora su questo fronte è arrivata da Alberto Brambilla, esperto di previdenza, considerato il punto di riferimento della Lega sul fronte delle riforme delle pensioni.

Ieri, dal palco delle “Giornate del lavoro” della Cgil a una domanda sulla proposta del M5s ha risposto:

“Sono totalmente contrario. Se io fossi un artigiano, un commerciante, un imprenditore, non verserei più, tanto se poi devo prendere 780 euro…. spacchiamo il sistema”.

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni quota 100, Brambilla ha poi spiegato che:

“All’interno della maggioranza, Matteo Salvini ha ipotizzato che quota cento 64 con 36 fosse riduttivo e ha rilanciato 62 con 38. Ovviamente, la platea aumenta e conseguentemente è probabile quel completamento, che peraltro è nel programma della Lega ed era anche nel programma del Centrodestra, cioè quello di far operare i fondi di solidarietà e fondi esubero, sul modello di quanto già accade con grande successo nel settore del credito e delle assicurazioni, possa essere un complemento alla riforma in modo tale da consentire quella flessibilità che si voleva reintrodurre”.

E ha aggiunto:

“Questo è lo stato dell’arte: si sta lavorando sul fronte fondi di solidarietà e fondi esubero che potrebbero dare una mano a tutto il sistema”.

E’ così, ed entro questi limiti, che va inquadrata l’indiscrezione che sul tavolo del Governo ci sia la possibile soluzione di varare quota cento a 62 anni con un sostegno delle aziende?

Si”, non direttamente. “Nel senso che abbiamo una ape social in questo momento, ha determinate caratteristiche, più o meno queste caratteristiche coincidono con quelle dei fondi esubero e di solidarietà di banche, assicurazioni, Poste che ha ormai ha finito di operare ma più o meno era quello, e quindi diventa una necessità barra una soddisfazione di obiettivi sia da parte delle aziende sia da parte delle parti sociali in generale. Quindi è una ipotesi che si sta cercando di percorrere”.

Un’ipotesi quest’ultima che sembra non dispiacere all’economista Carlo Cottarelli.

“Il costo viene fatto ricadere sulle imprese. Se le imprese sono disposte a farlo… si può fare, ma le imprese devono essere disposte ad accollarsi il costo”.

Da un lato è però difficile in un sistema imprenditoriale già troppo gravato da costi, ha quindi aggiunto Cottarelli, dall’altro le imprese possono anche “avere dei vantaggi nel vedere i lavoratori andare in pensione prima, e magari sono disposte a contribuire a questo prepensionamento”.

Hai dimenticato la password?