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Panama Papers, i De Benedetti nei guai

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ROMA (WSI) – Proprio il settimanale dei De Benedetti sta per mettere nei guai la famiglia del suo editore. Secondo quanto anticipato dagli organi di stampa, Rodolfo De Benedetti risulta coinvolto nel gigantesco scandalo di evasione fiscale e conti offshore dei Panama Papers.

La Now Group Holding delle Isole Vergini britanniche “non è una finanziaria offshore qualunque”, stando alle indiscrezioni. Lì dentro fino al 2006, infatti, c’era una fetta del patrimonio di Carlo De Benedetti. “La società – si legge sul Corriere della Sera – era domiciliata e si appoggiava per varie pratiche allo studio panamense Mossack Fonseca“, lo studio legale da cui sono usciti i 11,5 milioni di document top secret sui nomi dei presunti evasori fiscali di tutto il mondo.

L’azienda era gestita dai Segre, “commercialisti torinesi di fiducia” dei De Benedetti. La sede – si sarebbe giustificata la famiglia dell’imprenditore – è stata scelta nelle isole Vergini, un noto paradiso fiscale, perché nell’equipaggio della barca dell’editore Carlo c’erano due australiani e due americani che non volevano un contratto italiano.

Le anticipazioni compariranno nel prossimo servizio dell’Espresso in cui figureranno altri 80 nomi finora celati che vanno ad aggiungersi ai 200 già resi noti nelle due precedenti “puntate” della vicenda esplosiva.

Tra le personalità coinvolte ci sarebbero anche Domenico Bosatelli, patron della Gewiss di Bergamo, Silvio Garzelli, ex manager del gruppo Ferrero, l’immobiliarista Daniele Bodini, con base a New York e il costruttore napoletano Raffaele Raiola.

“Tra i nomi in chiaro, – scrive il settimanale – i Panama Papers riportano quello di Rodolfo De Benedetti, collegato alla McIntyre holding Ltd, registrata nel 1995 a cura di Mossack Fonseca nel paradiso fiscale delle Isole Vergini Britanniche”. Era stato nominato amministratore ma non era beneficiario economico.

“La società è stata chiusa da molti anni”, si difende De Benedetti. “In passato McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo antichi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003. Sottolineo che da sempre dichiaro tutti i miei redditi e pago le tasse in Italia”.

La Now Group del papà cavaliere del Lavoro ha invece una storia più recente. La racconta Mario Gerevini sul Corriere, secondo cui “era domiciliata e si appoggiava per varie pratiche amministrative allo studio panamense Mossack Fonseca ma era gestita dai Segre, i commercialisti torinesi di fiducia”.