Nuovo ordine mondiale: Ue, Cina e Russia sfidano Trump sull’Iran

26 settembre 2018, di Alberto Battaglia

Un nuovo ordine mondiale multipolare si sta formando ai danni degli Stati Uniti e del dollaro. Il provvedimento inizialmente potrebbe avere più una rilevanza politica che propriamente economica, ma l’Unione Europea, d’accordo con la Cina e la Russia, metteranno in piedi uno schema che consentirà alle aziende straniere di proseguire i business con l’Iran, compresi quelli di beni denominati in dollari americani come il petrolio.

Lo ha annunciato l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini in una conferenza stampa tenutasi a New York. “In termini pratici”, ha spiegato Mogherini, “i membri della Ue creeranno un’entità legale per facilitare e legittimare le transazioni finanziarie con l’Iran. Le aziende potranno continuare ad avere a che fare con l’Iran nel rispetto delle leggi Ue e [lo special purpose vehicle in oggetto] potrebbe essere aperto ad altri partner nel mondo”.

Lo “Special Purpose Vehicle” cui ha fatto riferimento Mogherini fornirebbe un modo per aggirare il sistema bancario statunitense per le società che cercano di acquistare petrolio iraniano o vendere merci nel Paese mediorientale, permettendo loro di effettuare pagamenti. A presenziare all’evento e partecipare all’accordo sono Ue, Regno Unito, Iran, Cina, Russia: di fatto tutte le principali potenze mondiali tranne il Nordamerica e il Giappone.

A rischio il predominio del dollaro

Secondo il Wall Street Journal la decisione è “un affronto diretto alle politiche del presidente Trump sull’Iran e alla sua decisione di ritirare gli Usa dagli impegni presi con l’accordo sul nucleare iraniano” stretto dall’amministrazione Obama. Si profila un confronto aspro tra Europa e Stati Uniti sul modo in cui va trattata la questione iraniana, i pagamenti per il petrolio iraniano. Tutto questo ha il rischio di compromettere lo status di riserva globale del dollaro stesso.

L’antefatto necessario a comprendere questo annuncio è costituito dalla reintroduzione delle sanzioni all’Iran che erano state precedentemente rimosse tramite un accordo sulla limitazione nello sviluppo delle armi nucleari. Le barriere verranno innalzate il prossimo 4 novembre e precluderà ad ogni azienda straniera di fare affari con l’Iran e di utilizzare il sistema finanziario basato sul dollaro per lo scambio dei prodotti.

Le società che dovessero proseguire con il fare affari nel Paese, tuttavia, verrebbero colpite da sanzioni americane: per questa ragione la maggioranza delle grandi corporation mondiali ha già interrotto i propri rapporti economici con l’Iran, al fine di preservare quelli con gli Stati Uniti, ben più redditizi. C’è chi dubita, dunque, che la trovata dell’Unione Europea possa costituire una vera svolta rispetto a questa tendenza.

“A parità di condizioni, gli attori finanziari legittimi avrebbero di che preoccuparsi se fanno affidamento su una stanza di compensazione che cerca di evitare il sistema finanziario statunitense e tratta solo le transazioni con il principale sponsor mondiale del terrorismo“, ha detto a Quartz Behnam Ben Taleblu, analista iraniano presso la Fondazione per la difesa delle democrazie.

Prevedibile poi il disappunto dei vertici dell’amministrazione Usa: il segretario di Stato Mike Pompeo ha detto di ritenere lo special purpose vehicle anti-sanzioni “una delle misure più controproducenti immaginabili per la pace e la sicurezza regionale e globale (…) Sfortunatamente sono rimasto turbato e davvero profondamente deluso nel sentire che le parti che sono rimaste nell’accordo sul nucleare iraniano stanno mettendo a punto uno speciale sistema di pagamento per bypassare le sanzioni Usa”.

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