LE SMALL CAP
CON CUI VINCERE

13 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Sarebbe davvero sciocco aspettarsi che le società a piccola capitalizzazione possano continuare a far meglio di quelle grandi, visto che hanno continuato a correre dal 1999. Tuttavia, se è vero in generale che titoli di piccole dimensioni sono vicini alla fine della loro corsa, è anche vero che tra questi può essercene qualcuno in grado di far brillare ancora un portafoglio.

A dicembre del 1999 scrissi: «Se mai esiste un tempo per mettere in portafoglio azioni di società a medio-piccola capitalizzazione, ora è quello giusto». Da allora i titoli delle piccole aziende hanno trattato con uno sconto notevole rispetto quelli di società più grandi. Inoltre, per diversi motivi, la differenza dello sconto applicato dal mercato tra small e big cap non è mai stata così ampia.

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Oggi questa situazione non è più vera. Sono trascorsi sette anni dal 1° dicembre 1999 al 1° dicembre del 2006 e il Russel 2000, l’indice più rappresentativo delle small quotate negli Usa, è cresciuto del 90%, dividendi inclusi. Mentre lo S&P500, il più rappresentativo delle società a grande capitalizzazione, ha guadagnato, dividenti inclusi, solo il 13 per cento. Il Russel 2000 ora tratta a 37 volte gli utili mentre l’S&P500 scambia a 18 volte. In altre parole, le small cap sono diventate due volte più care rispetto ai titoli a grande capitalizzazione: una sorta di inversione del normale stato delle cose.

Dal 1999 fino al 2004, le «piccole» hanno sempre battuto le «grandi». Nel 2005, l’S&P500 ha «pizzicato» il Russell 2000 proprio per una frazione, registrando una performance del 4,9% contro il 4,6 per cento. Quest’anno, però, le società di piccole dimensioni sono ancora in vantaggio. Il Russell 2000 ha registrato un rialzo del 18% circa, rispetto al 13% segnato dall’S&P500.

Una volta trovare degli affari tra le piccole aziende era come «sparare a un pesce in una botte». Oggi, invece, l’impresa è molto più complicata. Comunque, volendo proprio andare controcorrente esistono ancora delle buone occasioni tra le small cap. E, come al solito, riuscire a trovarle può dare un sacco di soddisfazioni, soprattutto se poco dopo finiscono per essere scoperte anche dagli acquirenti istituzionali.

Questa è la settima volta che scrivo un articolo di fine anno sulle small da acquistare. Le sei volte precedenti ho ottenuto un rendimento medio annuo del 17%, rispetto al 5% dell’S&P500 e al 12% del Russell 2000. La selezione dell’anno scorso ha guadagnato più del 40% (dal 6 dicembre 2005 fino al 1° dicembre 2006), spinta dalla crescita del 115% del titolo Decker’s Outdoor (DECK). Alla lunga tutte e sei le mie liste di fine anno hanno generato delle buone performance. Cinque su sei hanno persino superato l’S&P500 e il Russell 2000.

In futuro credo che sarà più difficile ottenere dei successi, ma certamente sono disposto a fare un tentativo. Per questo utilizzo uno screening di Bloomberg che identifica titoli con una capitalizzazione che varia da un minimo di 250 milioni di dollari fino a un massimo di un miliardo, che trattano a 15 volte gli utili o meno e che hanno un debito inferiore al patrimonio netto. In più, per entrare a far parte della lista, devono avere registrato buoni profitti nell’ultimo anno e devono avere un Roe minimo del 15 per cento. Cinquantasette azioni hanno passato l’esame e di queste ne consiglio sette.

La prima è Conn’s (CONN) con sede nel Beaumont, in Texas. Conn’s vende elettrodomestici e beni di consumo elettronico attraverso negozi in Texas e Lousiana, oltre che su Internet. Il gruppo vende anche attrezzature da ufficio per chi lavora in casa, tagliaerba, prodotti per il giardino. Quest’anno Conn’s è sceso del 40% in seguito a un calo degli utili (anno su anno) negli ultimi due trimestri. E per la revisione, al ribasso, della stima sull’intero esercizio. A favore del titolo si può però dire che Conn’s, da quando si è quotata nel 2003, ha sempre mostrato profitti in crescita. Nell’ultimo anno fiscale (fino a gennaio 2006) il Roe è stato del 18% e la società ha un livello di indebitamento decisamente basso.

Genco Shipping & Trading (GSTL) è una società di New York che trasporta ferro grezzo, carbone, grano, acciaio e altri prodotti. Secondo me è attraente per il dividend/yield, pari al 9,2 per cento.

Un’altra società interessante per il suo dividendo è United Online (UNTD), un Internet service provider, con sede a Woodland Hills, in California. United è la società madre di NetZero e Juno Online. Il titolo tratta a 13 volte gli utili e rende il 6% in dividendi.
Encore Wire (WIRE) di Mckinney, in Texas, è un produttore di cavi elettrici. È quotata in Borsa da 14 anni e ha sempre registrato utili, tranne che nel 1995. A quattro volte gli utili e 0,46 volte i ricavi, l’azione sembra abbastanza conveniente.

Mvc Capital (MVC) di Purchase, a New York, costituisce un’interessante storia di turnaround. L’azienda investe nell’equity e nel debito delle piccole società con grandi potenzialità di crescita. Ha registrato perdite dal 2001 al 2003, ma da allora ha chiuso in utile.

Un altro titolo che ha sofferto è Multi-Fineline Electronix (MFLX) di Anaheim, in California. La società, quest’anno, ha mostrato una certa debolezza dei profitti e il titolo è sceso del 54 per cento. Gli utili dell’ultimo trimestre, per esempio, sono stati di 9 centesimi per azione rispetto ai 44 centesimi di circa un anno fa. Ma secondo me il titolo, che tratta a 14 volte gli utili, potrebbe fare un balzo. Anche perché la società non ha debiti.

Forse la più speculativa tra le sette è Pioneer Drilling (PDC) con sede a San Antonio, in Texas. La società opera nel settore delle perforazioni in varie parti dello stato. Negli ultimi 12 anni ha chiuso per cinque volte in perdita, per sei volte in utile e una volta in break even. Certo questo potrebbe non sembrare un record tale da ispirare fiducia. Tuttavia, mi piacciono le società che fanno drilling, inoltre Pioneer non ha debiti e le azioni, a nove volte gli utili, sembrano abbastanza convenienti.

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