Lavoro: il futuro è già iniziato

4 novembre 2017, di Giovanni Falcone

Lavoro: il futuro è già iniziato!

 

Con il conferimento di una Laurea honoris causa al premio Nobel statunitense Joseph Stiglitz da parte dell’Università Politecnica delle Marche, si è parlato di “intelligenza artificiale, di lavoro e futuro”.

“L’ECONOMIA E’ IL NOSTRO DESTINO” Questa è una frase pronunciata dal grande industriale e intellettuale tedesco Walther Rathenau in occasione di un famoso discorso tenuto a Monaco il 28 settembre 1921.

Se ciò è vero, come purtroppo sembra, soprattutto alla luce della grave crisi finanziaria che ha colpito le tante economie nazionali su scala planetaria, ne consegue che le decisioni politiche e programmatiche necessarie ad uno sviluppo socio economico devono sempre basarsi su calcoli e considerazioni di natura economica.

Se l’economia è il nostro destino ne discende l’importanza, almeno presunta,  degli “economisti”, non certo per le loro profezie che raramente nella storia dei popoli, sono riusciti a trovare il bandolo della matassa per facilitare il percorso tra “domanda & offerta”  e quindi, migliorare la vita dei popoli.

A questo proposito, alla domanda sulla opportunità di introdurre una nuova tassazione sulla intelligenza artificiale, come <<tassare direttamente i robot, come ha proposto Bill Gates>>, il nostro economista ha risposto testuale: “Non sono convinto, non penso che sia necessario. Penso che l’effetto sarebbe quello di scoraggiare l’innovazione. Semmai si potrebbero tassare di più le grandi corporation, si possono raccogliere di più, risorse con i prelievi dai profitti extra dei grandi gruppi e, magari anche dai Ceo più pagati”.

Personalmente sono d’accordo solo per la prima parte della risposta significando che gli investimenti, per definizione non vanno tassati ma al contrario vanno incentivati e laddove necessario, anche sostenuti con interventi pubblici.

Quando invece parla di aumentare il livello di tassazione alle grandi corporation o addirittura ai singoli amministratori, non ci siamo, non ci siamo affatto.

Nel contempo, tra una risposta e l’altra,  ha anche trovato il tempo di attaccare il “fallimento di Trump”, così lo ha apostrofato il nostro neo laureato onoris causa.

Economia a “stelle & strisce”

Un Presidente, quello americano che per la prima volta nella storia decide di nominare a dirigere la “Federal Reserve”, ovvero la politica economica ad un avvocato, non solo vuol dire discontinuità ma significa anche coraggio di affrontare le sfide del nostro tempo in modo pragmatico, nel tentativo di rimuovere gli stregoni del passato, tipo quelli che non hanno previsto l’epopea dei subprime con tutti gli effetti nefasti che hanno provocato su scala planetaria, tanto per fare un esempio fra i più recenti.

Se ancora, un Presidente, quello americano che decide di fare la più grande riduzione di tasse nella storia degli Stati Uniti, portando la pressione dal 35 al 20%, significa che nel guardare avanti non immagina spettri ma solo futuro, investimenti, produzione, crescita e lavoro.

Se ancora, un Presidente, abbandona il politicamente corretto e fa quello in cui crede prima ancora di quello che un po’ tutti vorremmo sentirci dire, allora potrebbe essere, con la lettura della storia, un buon Presidente.

In conclusione, penso che sia prematuro parlare di “Fallimento Trump”, soprattutto se a dirlo è un economista.

Dio ci salvi dagli economisti!

 

 

 

 

 

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