Italia, lavoro “a termine”: 33% contratti a tempo dura un giorno

12 dicembre 2017, di Mariangela Tessa

Migliora la situazione occupazionale in Italia, che ritorna ai livelli pre-crisi, anche se a riportare i numeri in alto sono i contratti a termine, specie se brevissimi, mentre crollano gli autonomi e i giovani stentano a inserirsi.

È una fotografia a luci e ombre quella emersa dal primo primo rapporto sul mercato del lavoro frutto della collaborazione di ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal.

Ma vediamo nel dettaglio i numeri. Nel primo semestre 2017 in Italia gli occupati erano circa 23 milioni, cifra vicina ai livelli pre crisi del 2008, sebbene in termini di ore lavorate per addetto il gap resti rilevante: quasi il 6% in meno. Conseguenza diretta del calo dell’attività produttiva e dell’incremento dei posti a tempo parziale.

La crescita è basata prevalentemente sui contratti a tempo determinato (che nel 2017 hanno toccato i massimi dal 1992 a 2,7 milioni di persone), e nei settori agricoltura e servizi. E oltre 500mila lavoratori “somministrati“, che lavorano nel 95% dei casi con contratti brevi. O brevissimi. Il dato medio è di 12 giorni, ma il 58% viene chiamato in servizio per meno di sei giorni e il 33,4% (era il 30,5% nel 2012) addirittura per una sola giornata.

E i tanto attesi “effetti Jobs Act“? Nel 2015 e 2016 gli sgravi contributivi per le assunzioni stabili hanno fatto “crescere significativamente” l’occupazione a tempo indeterminato, ma non tanto da riportarla al massimo storico fatto segnare prima della crisi. Come emerso da tempo, poi, la ripresa occupazionale ha beneficiato soprattutto i lavoratori senior. Nel periodo 2008-2016 il tasso di occupazione in Italia per i 15-34enni è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni e di 1,5 punti per i 65-69enni.

 

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