Italia 27esima su 30 in merito alla crescita inclusiva

18 gennaio 2017, di Alberto Battaglia

L’Italia, se si parla di “crescita inclusiva”, ossia quella che promuove la riduzione delle eccessive disparità di reddito favorendo l’uguaglianza, non è posizionata molto bene. A scriverlo è il World Economic Forum, in questi giorni riunito a Davos per l’incontro annuale, nel suo Inclusive growth and development. Nello specifico, l’Italia occupa il 27esimo posto sulle 30 economie avanzate (contando anche la presenza non determinata di Singapore, 30 esimo “a tavolino”). Fra i punti più critici per l’Italia, ponderati nella classifica del Wef, si individuano “disoccupazione” e “debito pubblico”. Considerato il trend degli ultimi 5 anni l’Italia è nell’ultima parte della classifica anche per quanto riguarda il Pil procapite (-1,2%, peggio di noi solo la Grecia) e crescita della produttività del lavoro (-0,6%, ultima in assoluto fra le 30 economie avanzate).
Il rapporto debito/Pil, secondo le ultime stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, dovrebbe ridursi al 132,6% nel 2017, sopra i livelli del 2016, ma ancora al di sopra di quelli di due anni fa. Secondo quanto scriveva Cassa depositi e prestiti nel suo ultimo Rapporto sulla finanza locale, l’efficacia degli investimenti pubblici sulla produttività è collegata al rapporto debito/Pil del Paese. Nello specifico, “L’impatto complessivo” dell’investimento pubblico, “tende ad annullarsi, fino a diventare negativo, a causa degli effetti indiretti derivanti dall’aumento del livello di debito pubblico”. La soglia critica di debito oltre la quale Cdp ritiene sempre negativo l’impatto sulla produttività è dell’80% sul Pil. “In base alla nostra analisi”, concludeva Cdp, “affinché gli investimenti pubblici in tali Paesi assumano una valenza positiva, occorre ridurre il rapporto debito/Pil al di sotto di tale soglia”.

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