Intesa SanPaolo e Generali: meglio separate

28 febbraio 2017, di Daniele Chicca

La comunità degli investitori, degli analisti e dei commentatori internazionali ha fatto i complimenti al Ceo di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, per avere resistito alla tentazione di lanciare l’assalto alla compagnia assicurativa Generali. Ma per entrambi i gruppi ci sono ancora diverse cose da sistemare. Dopo che dagli approfondimenti effettuati dai dirigenti della banca sono emersi risultati incoerenti con i “criteri di creazione e distribuzione di valore per i propri azionisti”, Messina ha rinunciato all’operazione.

In un’analisi sui potenziali benefici dell’affare, Bloomberg si felicita per la scelta del management di rinunciare all’aggregazione delle attività aziendali con il Leone di Trieste in un affare che avrebbe riportato in auge in Italia il modello di business bancassurance e avrebbe creato il primo colosso finanziario del paese. “L’integrazione del business dei due gruppi aveva ben poco senso sia dal punito di vista finanziario che strategico“, scrive l’editorialista Lionel Laurent citando le opinioni espresse da alcuni broker.

Un eventuale operazione di acquisto sarebbe andata contro le promesse di Messina di aumentare il capitale e di garantire un ritorno del loro investimento ai soci azionisti. Gli investitori hanno accolto con favore la decisione di Intesa SanPaolo, con i titoli che hanno guadagnato il 6,4% ieri e che in questo momento salgono di un altro punto percentuale. Generali, che ora si ritrova senza acquirenti potenziali, ha invece perso ampio terreno (oggi -0,15%, nell’ultimo mese -8,25%).

La scelta coraggiosa di Intesa SanPaolo, sottolineano gli analisti di Equita SIM nella loro nota giornaliera, “conferma l’approccio disciplinato del management nelle operazione straordinarie, che mette al riparo gli azionisti da rischi di diluizione”.

Intesa e Generali hanno ancora molto lavoro da fare

Tuttavia la storia non finisce qui per i due gruppi. I titoli di Generali e Intesa sono in calo rispetto al prezzo a cui scambiavano prima che si sapesse delle trattative per studiare un’eventuale aggregazione. Intesa è in ribasso del 9% da allopre e Generali è ai minimi da dicembre (vedi grafico sotto riportato).

Sia la banca sia la compagnia di assicurazione italiana hanno ancora molto lavoro da fare se vogliono mettere ordine alle loro strategie di investimento, problemi che sono state messi in evidenza proprio in seguito alle speculazioni di M&A dell’ultimo mese. Intesa per esempio ha visto i ricavi assottigliarsi negli ultimi tre anni, mentre il profitto netto adjusted è cresciuto.

Intesa SanPaolo ha confermato, fra le altre cose, l’impegno alla distribuzione di 10 miliardi di euro di dividendi, che implica quindi una cedola nel 2017 (pagabile nel 2018) di 20,5 centesimi per titolo, che equivale a un rendimento del 9,4% (21,8 per le azioni risparmio, per un ritorno del 10,5%).

Ora il focus del team manageriale, dice la SIM che ha un rating di Hold sui titoli della banca, è sul wealth management, “alla luce del potenziale di conversione di almeno 30 miliardi di euro di bond” che scadono nel primo trimestre di quest’anno.

“La rinuncia a proseguire nel deal con Generali secondo noi una è notizia positiva per Intesa SanPaolo visto che l’operazione avrebbe avuto un execution risk non coerente con il mantenimento dell’attuale premio che il titolo vanta” rispetto alle rivali (P/TE di 1 volte contro lo 0,5 della concorrenza).

Intesa SanPaolo e Generali stanno meglio separate

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