Governo giapponese e Tepco chiamate a risarcimento record per Fukushima

14 ottobre 2017, di Francesco Puppato

La Corte distrettuale di Fukushima ha previsto un pagamento di 500 milioni di yen (vale a dire circa 3,7 milioni di euro) da parte del governo giapponese e della Tepco (Tokyo Electric Power), gestore della centrale nucleare di Fukushima, verso i 3.800 cittadini coinvolti nell’incidente avvenuto nel marzo del 2011.

Tale somma è la più alta tra le circa trenta azioni legali portate avanti da diecimila residenti dalla catastrofe nucleare seguita al sisma e al successivo tsunami; secondo la Corte distrettuale, nonostante i noti rischi tsunami nella regione, il governo nipponico non ha incentivato la Tepco nel migliorare le misure di sicurezza.

Dopo quella di Meabshi dello scorso marzo e quella della Corta di Chiba risalente a circa un mese fa, questa è la terza sentenza contro la Tokyo Electric Power (Tepco), che è stata l’unica ad aver escluso la responsabilità dello Stato.

Era l’11 marzo 2011 quando, con onde alte fino a 40 metri, lo tsunami generato da un sisma del nono grado della scala Mercalli colpì la centrale di Fukushima causando svariate esplosioni, le quali a loro volta portarono ad una successiva contaminazione radioattiva dell’area circostante. Nella catastrofe morirono quasi 20.000 persone ed altre decine di migliaia dovettero abbandonare la zona a causa delle radiazioni.

Oggi, a distanza di sei anni dal disastro, sono ancora 55.000 le persone sfollate all’interno della prefettura di Fukushima e nelle zone adiacenti.

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