Fornero: “Età pensionabile va alzata, mia riforma è incancellabile”

11 giugno 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – A pagare il conto dello stop alla riforma Fornero sulle pensioni saranno i nostri figli e nipoti. Non usa mezzi termini l’ex ministro del lavoro del governo Monti, artefice della più importante riforma previdenziale italiana degli ultimi anni nel corso di una lunga intervista a Panorama.

 Sono tutti d’accordo che adesso bisogna “aggiustarla”. Quando si parla di coperture si preferisce omettere che il denaro verrà preso in altri settori della spesa pubblica o aumentando il debito e dunque l’instabilità finanziaria. A pagare il conto saranno i nostri figli e nipoti.

Da sempre nel mirino dei politici e delle loro promesse elettorali, ora la Fornero dice la sua sull’abolizione della sua riforma parlando di velleità.

“Modificarla è possibile ma cancellarla sarebbe velleitario. Da quello che annunciano, quota 100, sarà realizzabile con una riduzione volontaria della pensione. È quanto prevedeva anche la nostra riforma per età di pensionamento inferiori a 63 anni.

Eppure quella stessa riforma che oggi è nel contratto del governo gialloverde è stata sostenuta all’epoca dai partiti come sottolinea lo stesso ex ministro e che al’epoca sempre la nostra età di pensionamento era la più bassa d’Europa e come tale andava alzata.

“Avevamo l’età di pensionamento più bassa d’Europa e non è vero che oggi è la più alta. Bisognava allungare l’età pensionabile perché sono cambiate le aspettative di vita. Ho inoltre parificato l’età per le donne e gli uomini perché la pensione anticipata non poteva essere un contentino a posteriori da dare a una madre o nonna. Ci vuole la parità anche nel lavoro (…) Tutti dimenticano – o fanno finta di dimenticare – che la mia riforma è nata in un momento drammatico per l’Italia quando si temeva l’apocalisse. Era necessaria per dare un segnale e non tanto ai mercati finanziari ma al mondo (…) Ma abbiamo salvato l’Italia. Era un problema di credibilità. Bisognava dimostrare che potevamo farcela. Che il futuro cambiava da domani e non tra vent’anni (…) Ci vorrebbe il coraggio della verità. Quando ero ministro, i politici del Pd mi mostravano solidarietà ma a bassa voce. Mentre quelli del Pdl mi dicevano: «Elsa, hai fatto la cosa giusta»”.

La professoressa poi analizza in poche semplici parole tutto il sistema previdenziale italiano, vaso dei malumori per tanto tempo, quando la ricetta per risolvere la crisi è un’altra: il lavoro.

“Il sistema pensionistico è stato per troppo tempo lo strumento per cercare di risolvere quasi tutti i problemi della nostra economia. La pensione è vista come la fine di ogni responsabilità. Si prova a risolvere con la pensione ciò che andrebbe risolto con il lavoro”.

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