“Eredità Chavez, default Venezuela inevitabile”. Bolivar KO, prezzi +1.600%

6 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

“E’ solo una questione di tempo. Il Venezuela farà default sui suoi debiti esteri”. Suona come una sentenza già scritta la frase con cui Anthony Mueller, docente di economia presso la Federal University of Sergipe, in Brasile, inizia l’articolo pubblicato sul sito del Mises Institute. Un articolo che ha un titolo che dice tutto: “Venezuela’s March Toward Default”, ovvero “la marcia del Venezuela verso il default“.

Una nuova minaccia per l’intera economia mondiale arriva dall’America Latina. Definirla nuova, in realtà, non è esatto, visto che il Venezuela è al collasso già da tempo. Ciò che non si conosce ancora, tuttavia, è l’effetto domino che la crisi di Caracas potrebbe avere prima sull’America Latina, e poi su tutto il mondo.

Mueller spiega le sue fosche previsioni ricordando che, dopo il breve picco registrato nel 2009, quando hanno superato la soglia di $40 miliardi, le riserve in valuta estera del Venezuela hanno sofferto un’emorragia costante, crollando fino a $10 miliardi.

“Nel 2016, il Venenzuela ha iniziato a vendere oro per compensare la perdita delle sue riserve valutarie. La conseguenza è che le sue riserve di oro sono scivolate da una quantità superiore a 360 tonnellate a meno di 190 tonnellate. A meno che una potenza straniera, del calibro della Cina, non si presenti per finanziare il paese, il default appare inevitabile“.

 

Per l’autore dell’articolo:

“il Venezuela non è soltanto vittima del calo dei prezzi del petrolio che, comunque, ha avuto l’effetto più immediato proprio sulle sue casse, visto che il fatturato derivante dalla sua vendita finanzia più della metà del budget del governo e incide sulle entrate dell’export per quasi il 100%”. Il vero problema del Venezuela, secondo Mueller, è rappresentato dal “fatto che quasi tutti i benefit sociali che sono stati varati dal governo sulla scia della “Rivoluzione bolivariana”, sotto la presidenza di Hugo Chavez e Nicolas Maduro, sono stati finanziati dall’espansione monetaria. Nel 1998, prima che Hugo Chavez diventasse presidente, l’offerta di moneta M3 si attestava a 10,6 miliardi di bolivar. Entro il 2010, l’offerta era salita già a un livello superiore a 290 miliardi di bolivar, fino ad arrivare alla cifra di 7.513,9 miliardi di bolivar nell’ottobre del 2016″.

Naturale la reazione dell’inflazione, con “il tasso su base annua schizzato dal 25% circa negli anni precedenti il 2012 a oltre +180% entro la fine del 2015, prima che il governo decidesse praticamente di smettere di pubblicare il dato ufficiale. Il Fondo Monetario Internazionale stima un tasso di inflazione al 480% per il 2016 e al 1.640% per il 2017″.

Ancora, Mueller spiega come si sia arrivati a questo punto:

“Dal 2012, i prezzi del petrolio venezuelano sono scesi da $100 al barile a meno di $50 e, a causa del caos politico e della nazionalizzazione dell’industria, l’intera produzione di petrolio del paese è scivolata, nel 2016, al minimo in 13 anni. Il valore delle esportazioni del Venezuela, che consistono quasi completamente di esportazioni di petrolio, è crollato dal picco di $30,7 miliardi del terzo trimestre del 2008 al valore corrente, che è inferiore a $10 miliardi per trimestre. Nel febbraio del 2016, il governo venezuelano ha ufficialmente svalutato la sua moneta, nei confronti del dollaro, del 37%, da 6,3 bolivar per dollaro a 10 bolivar per dollaro, mentre sul mercato nero il tasso di cambio si è attestato a 1.000 bolivar per dollaro”.

L’articolo conclude:

“La Rivoluzione bolivariana, lanciata da Hugo Chavez nel 1999, sta per concludersi. La grave penuria di beni di prima necessità, i prezzi esorbitanti sul mercato nero, il collasso della valuta e l’iperinflazione affliggono un paese che dice apertamente di possedere le riserve di petrolio più grandi del mondo. E’ solo una questione di tempo prima che il Venezuela non riesca più a finanziare le proprie importazioni e prima che il caos politico e sociale senza precedenti lo pieghi. E la caduta avrà effetti anche sui paesi vicini al Venezuela”.

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