Cuba, finisce era Castro. Riformerà sistema folle due monete

17 aprile 2018, di Daniele Chicca

Mercoledì 18 aprile è un giorno storico a Cuba: è infatti il giorno che verrà ricordato per sancire la fine dell’era rivoluzionaria, quella dei Castro, e forse quello che darà inizio a un’accelerazione del processo di riforme avviato dal fratello di Fidel. Il favorito per la successione di Raùl, 86 anni, è Miguel-Dìaz Canel, un uomo più giovane che ha dato l’impressione di avere idee più liberali rispetto ad altri candidati.

Quando era nato, Fidel aveva già avviato la sua rivoluzione comunista nell’isola. Con la fine dell’era dei Castro il socialismo non è destinato a sparire, ma è possibile che Dìaz – che compirà 58 anni il 20 aprile – favorisca un processo di riforme più deciso rispetto ai suoi predecessori. La sua elezione alla presidenza dell’isola con una politica di stampo anti americano porterà sicuramente un rinnovamento della classe politica. Dovrebbero infatti lasciare i rispettivi incarichi al Consiglio di Stato (che governa il paese caraibico) anche diversi storici dirigenti come José Ramón Machado Ventura e Ramiro Valdés.

Secondo quanto riportato dall’Economist Díaz-Canel dovrebbe sostituire i ministri del governo con persone che gli sono vicine ma il cambiamento sostanziale, se arriverà, non sarà molto rapido. Quella che viene definita la “generación histórica” continuerà a essere influente, ma giocherà un ruolo dalle retrovie. Sembra che Castro, per esempio, resterà alla guida del Partito Comunista, mentre Ventura rimarrà il secondo in comando e Díaz-Canel si collocherà al terzo scalino nella scala gerarchica.

Crisi economica e sistema della doppia valuta

Secondo le previsioni di commentatori e politologi, Díaz-Canel non potrà evitare di avviare riforme economiche: sono i numeri a imporlo. A un certo punto dell’era comunista negli Anni 60 l’istruzione e la sanità per tutti erano dei totem della promessa rivoluzionaria di Castro per garantire una vita decente a tutti e appiattire le disuguaglianze. Ma oggi Cuba attraversa un periodo economico difficile, reso ancora più complicato da un sistema valutario complesso delle due monete e dall’impossibilità di avere riserve valutarie straniere. Questo rende più difficile pagare i prodotti importati.

Negli scaffali di La Havana, la capitale, è difficile trovare prodotti di prima necessità come sale, uova, assorbenti, servizi di elettricità. L’economista del Brooking Institution Richard E. Feinberg ha scritto che per alcuni prodotti fondamentali come uova, limone, pesce, tabacco, assorbenti, zucchero, caffè i livelli di produzione pre rivoluzione superano di molto l’offerta odierna. In altre parole, Cuba produceva di più nel 1959 di quanto non faccia oggi.

Il disastro economico del Venezuela non ha aiutato, con Cuba che ora rischia di non poter più fare affidamento sui giganteschi sussidi che garantiva il governo bolivariano di Caracas e che hanno contribuito a sollevare l’economia e scongiurare una crisi negli ultimi anni. Nel 2016 l’economia di Cuba è comunque entrata ufficialmente in recessione, ossia una fase segnata da almeno due trimestri consecutivi di decrescita.

Per capire quanto sia stata resiliente l’economia cubana, la recessione di oggi è la prima da quando è implosa l’Unione Sovietica. Il rapporto tra il deficit e il PIL ha raggiunto il 12% l’anno scorso. Intanto imprese agricole e fabbriche a controllo statale non sono più in grado di produrre tutti i beni necessari.

Bitcoin per superare sistema folle della doppio moneta

A Cuba si possono ricevere le buste paga in due monete diverse: chi viene pagato in CUC (i peso convertibili) guadagna molto di più rispetto a chi invece viene pagato in CUP (i peso comuni). Il primo ostacolo all’introduzione di una criptovaluta potrebbe risolvere questo problema, ma il primo ostacolo – prima ancora del basso utilizzo di Internet e della scarsa familiarità con le nuove tecnologie del popolo e del settore privato cubani – sarebbe di tipo politico.

Non è un ostacolo da poco in un paese in cui il governo ha iniziato ad ammorbidire i controllo di capitale e i controlli sull’economia negli ultimi anni, facendo i primi passi di apertura del mercato all’estero. Un’area in cui il governo esercita ancora un controllo assoluto è quella valutaria. Come in Cina le criptovalute consentono di aggirare i controlli di capitale e come in Venezuela potrebbero aiutare a l’iperinflazione.

Il governo potrebbe per esempio emettere una propria cripto valuta nazionale come ha fatto il Venezuela, altrimenti potrebbe affidarsi direttamente ai petro venezuelano. Intanto un gruppo chiamato BitcoinCuba spera di portare la rivoluzione di blockchain e criptovalute in uno dei paesi più “isolati” politicamente al mondo.

Fernando Villar, il fondatore americano cubano del gruppo BitcoinCuba, ha dichiarato nel 2015 di aver effettuato la prima operazione in Bitcoin tra Usa e Cuba usando una rete wi-fi che il governo socialista ha iniziato allora a istallare nei parchi pubblici.

“Il futuro del Bitcoin a Cuba è promettente, ma ci vorranno tempo e tanti sforzi”, ha spiegato a CCN Villar, aggiungendo che “i cubani solo ora possono connettersi alle reti wi-fi, a un costo proibitivo di due dollari l’ora”. Il salario medio per un cubano è di 20 dollari al mese. Ma presto potrebbero ricevere e guadagnare soldi usando queste reti prima inaccessibili, ha spiegato l’imprenditore.

A Cuba alcuni prodotti possono essere comprati solo con CUC. Imponendo questi controlli di capitale il governo è in grado di aumentare il livello di riserve in valuta straniera ogni volta che uno straniero scambia soldi o tutte le volte che un expat cubano invia soldi alla propria famiglia a casa. I controlli rendono anche difficile per i cubani lasciare l’isola con i propri soldi.

Una delle caratteristiche del bitcoin e delle criptovalute in genere è quella di poter aggirare i controlli di capitali, uno dei motivi per cui la crypto ha avuto un grande successo in Cina, dove il governo ha intenzione di imporre un giro di vite. Gli utenti possono trasferire denaro sfruttando una rete decentralizzata e sicura, lontana dal controllo delle autorità.

Se venisse adottato a Cuba, il Bitcoin potrebbe fare nascere tutta una serie di attività. Anziché presentarsi con un gruzzolo di banconote enorme, i cubani americani che volessero investire nel mercato immobiliare cubano potrebbero farlo con i bitcoin. E invece di tenere nascosti sotto il materasso i dollari, potrebbero convertire i loro patrimoni in bitcoin, anche per trasferire il denaro fuori dai confini cubani e dal controllo delle autorità senza rischi.

Malgrado gli annunci del governo sulla fine del sistema duale monetario, cosa che promette fin dal 2013, la riforma dovrebbe essere avviata soltanto quest’anno e potrebbero volerci tre anni per portarla a termine. È infatti da evitare un passaggio brusco al nuovo sistema: con un’unica moneta libera di fluttuare, si stima che più del 50% delle società pubbliche potrebbe fallire, mettendo in difficoltà centinaia di migliaia di cubani. L’unificazione delle valute è una componente chiave della nuova onda di riforme e la proliferazione di bitcoin potrebbe dare un contributo importante.

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