Consip: scontro Grillo-Renzi. “Matteo sei gaffe esistenziale”. “Beppe vergognati”

6 marzo 2017, di Alessandra Caparello

FIRENZE (WSI) – E’ scontro tra Matteo Renzi e Beppe Grillo dopo l’uscita dell’ex premier sul fatto che, se fosse colpevole, il padre Tiziano Renzi, coinvolto nell’inchiesta Consip, dovrebbe avere “condanna doppia”.

Il leader del Movimento Cinque Stelle su Twitter commenta:

“L’unica notizia vera è la frase più infelice e stupida della storia, quella del rottamatore che riuscì a rottamare il solo il padre”.

Dura la replica di Matteo Renzi che affida ad una lettera apparsa sul suo blog l’accusa a Grillo:

“Da giorni il tuo blog e i tuoi portavoce attaccano mio padre perché ha ricevuto qualche giorno fa un avviso di garanzia per concorso esterno in traffico di influenza. È la seconda volta in 65 anni di vita che mio padre viene indagato. (…) Mio padre ha reclamato con forza la sua innocenza, si è fatto interrogare rispondendo alle domande dei magistrati, ha attivato tutte le iniziative per dimostrare la sua estraneità ai fatti (….) Personalmente spero che quando arriverà la parola fine di questa vicenda ci sia la stessa attenzione mediatica che c’è oggi. La verità arriva, basta saperla attendere (…) Spero che un giorno ti possa vergognare – anche solo un po’ – per aver toccato un livello così basso”.

La controreplica di Grillo non si fa attendere:

“Si derottamano padri solo se la rottamazione è una gaffe comprovata, Matteo tu sei una gaffe esistenziale“.

Dal canto suo Renzi senior sceglie la strada del no comment il giorno seguente al suo interrogatorio. E l’inchiesta si tinge di giallo a seguito dell’accertamento da parte della Procura di Roma della fuga di notizie accertata con la pubblicazione di atti di indagine omissati.

“Alla luce di ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto – sia verso gli indagati, sia verso i media e per una esigenza di chiarezza ha revocato ai carabinieri del Noe la delega per ulteriori indagini, affidandola al Nucleo Investigativo di Roma sempre dei Carabinieri”.

Nel mirino della Procura Capitolina i pubblici ufficiali che hanno avuto a che fare con l’inchiesta.

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