Cina: Pil batte attese, ma Shanghai cede 2,5%. Dubbi di Schroders

17 luglio 2017, di Mariangela Tessa

Le notizie positive sulla crescita del Pil non sono bastate. Il mercato di Shanghai, seppure in recupero nel finale (-0,89%), è arrivato a perdere fino al 2,5%. L’indice delle Small Cap ChiNext ha accusato una contrazione di addirittura il 5,1% e ora è del 16% sotto i livelli di inizio anno, ai minimi da gennaio 2015. La paura di una stretta delle autorità di regolamentazione dei mercati ha spinto i grandi azionisti a ridurre in fetta la propria esposizione e questo ha gettato gli investitori nel panico.

Secondo alcuni analisti sentiti da MarketWatch, il ribasso della Cina continentale deve essere ricondotto al fatto che Banca centrale della Cina ha iniettato 140 miliardi di yuan (20,68 miliardi di dollari) sul mercato interbancario, la più importante manovra di questo tipo dallo scorso 6 giugno.

“Se tutto va bene, non c’è bisogno di iniettare liquidità. Ma se la banca centrale lo fa, deve esserci una ragione profonda” ha spiegato Hao Hong, managing director e capo della ricerca a Bocom International.

Secondo gli economisti interpellati da Marketwatch, il rosso della borsa di Shanghai sarebbe stato più profondo se oggi il governo non avesse annunciato un Pil in rialzo del 6,9% nel secondo trimestre,  meglio delle stime degli analisti (6,8%) e confermando il dato del primo trimestre, mentre su base congiunturale il rialzo è dell’1,7%, confermando le previsioni della vigilia e facendo meglio dell’1,3% dei primi tre mesi.

I dati, diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica, scontano alcune incertezze come quelle legate alla stretta sulle transazioni immobiliari e sui prestiti bancari. Il governo ha fissato a inizio anno un obiettivo di crescita intorno al 6,5%, dopo il 6,7% del 2016 che è stato il ritmo più lento di oltre 25 anni. Pur tra i rischi finanziari, rimarcati da ultimo la scorsa settimana da Fitch, il premier Li Keqiang ha detto a maggio di ritenere che il Paese possa centrare i target di crescita.

Se la crescita economica della Cina prosegue a questi ritmi, potrebbe essere la prima volta dal 2010 in cui il Pil registra un’espansione più ampia rispetto all’anno precedente.

Cina, stretta creditizia causerà rallentamento nel secondo semestre

Craig Botham, Emerging Markets Economist, Schroders, afferma che “la crescita cinese ha battuto le attese, ma sembra avviata verso un rallentamento. L’economia della Cina è cresciuta più rapidamente delle aspettative nel secondo trimestre, ma continuiamo ad aspettarci che l’inasprimento del credito provocherà un rallentamento nel secondo semestre”, nonostante le sorprese in positivo dei dati su produzione industriale, vendite al dettaglio e investimenti fissi.

L’esperto spiega: “È probabile che alzeremo le nostre stime di crescita sulla Cina, quando aggiorneremo i numeri il mese prossimo, ma confermiamo le nostre aspettative per un rallentamento nella seconda metà dell’anno. L’inasprimento del credito prosegue e impatta in modo generico l’economia, agendo da freno. Non vediamo motivi per cui ciò non debba verificarsi quest’anno”. Anche perché “la forte crescita del secondo trimestre dovrebbe dare alle Autorità la fiducia per mantenere la loro posizione più stringente per il momento. Non a caso, la Financial Work Conference conclusasi la scorsa settimana si è focalizzata sull’approfondimento delle riforme finanziarie e sul contenimento dei rischi finanziari, come priorità da dare al fine di ridurre l’indebitamento delle società di proprietà pubblica”.

Infine Botham aggiunge: “Sembra anche che il commercio globale sia destinato a indebolirsi nei prossimi mesi, per lo meno in termini di valore, in quanto la ripresa dei prezzi delle commodity scemerà. La crescita dell’export ha avuto una buona relazione con il manifatturiero in Cina, quindi qualsiasi rallentamento metterebbe in discussione un elemento di sostegno chiave per la solida crescita del Paese”.

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