Cina, guerra dazi di Trump miete prime vittime europee

10 ottobre 2018, di Daniele Chicca

La guerra commerciale lanciata da Donald Trump contro la Cina inizia a fare le prime vittime.

I pesanti dazi imposti dagli Stati Uniti sui prodotti Made in China importati in America hanno i primi effetti concreti, soprattutto sulle multinazionali internazionali maggiormente presenti in Cina. Farmaceutico, agroalimentare e componentistica elettronica sono i settori più colpiti al momento per le aziende straniere che operano in Cina.

Tra luglio e settembre, l’amministrazione Usa ha imposto tariffe addizionali su 250 miliardi di dollari di beni di provenienza cinese. Nel paese, la seconda potenza economica al mondo, questa guerra commerciale a tutto campo senza precedenti ha già avuto le prime conseguenze.

In agosto, l’incremento dei profitti nel settore industriale ha subito una frenata, attestandosi al 6% contro il 16,2% del mese precedente. Le politiche di chiusura stanno pesando anche sull’industria in Cina. L’indice Caixin/Markit che misura la crescita nelle fabbriche del paese è sceso dal 50,6% al 50% tra agosto e settembre. Si tratta della prima contrazione da maggio di un anno fa.

Anche l’effetto psicologico della guerra dei dazi inizia a fare i primi danni: i nuovi ordini sono diminuiti, bucando il livello spartiacque di 50, per posizionarsi in area 48, stando ai valori registrati da un altro indice redatto dall’Ufficio nazionale di statistica della Cina. Il punteggio di 50 è la linea di demarcazione che divide una fase di espansione dell’attività da una di flessione.

Le società europee attive in Cina che sono le più influenzate dalla guerra dei dazi sono quelle del settore alimentare o pharma. “I prezzi delle componenti di alcuni dei loro prodotti sono aumentati, soprattutto quelli che provengono dagli Stati Uniti”, indica al quotidiano Les Temps Yves Reymond, consegliere economico dell’ambasciata svizzera a Pechino.

Tra i grandi gruppi svizzeri, Nestlé, Roche e Novartis sono in prima linea. Un altro esempio dell’effetto psicologico negativo della guerra commerciale lo offre il caso di LX Precision. A partire dal mese di giugno l’azienda guidata da Nicolas Musy, direttore del gruppo operativo in Cina, ha registrato un netto calo degli ordini provenienti dagli Usa, anche se i suoi beni non sono interessati dalle tariffe.

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