“Banche saranno incentivate ad assorbire future emissioni di Btp”

21 novembre 2018, di Alberto Battaglia

Il membro del consiglio direttivo Bce, Ewald Nowotny, in una conferenza tenutasi martedì presso la banca centrale austriaca, da lui presieduta, ha affermato che “l’aumento associato dei rendimenti dei titoli di Stato italiani si è riversato solo in misura molto limitata verso altri paesi dell’area dell’euro”. Ma a questo, però, ha aggiunto una problematica a livello nazionale: il collocamento di 275 miliardi di debito previsti per il 2019.

A commentare questo interrogativo è stato il gestore di Mint Partners e autore di un seguito blog per addetti ai lavori, Bill Blain: “Sospetto che le banche italiane saranno ‘incoraggiate’ a fare quella scommessa”, quella di acquistare i Btp previsti per il prossimo anno. Anzi, sono già esse stesse a costituire la gran parte della domanda dato che “i grandi compratori esteri di Btp sono semplicemente banche italiane basate a Londra”.

 

Secondo Blain gli eventi del prossimo anno saranno caratterizzati dal perdurante contrasto sui conti pubblici e l’asticella del deficit fra Ue e governo italiano, con la possibilità che venga evocato nuovamente lo spettro dell’uscita dall’euro o l’introduzione di una sorta di moneta parallela. Ma, soprattutto, Blain ritiene che la Bce o altri veicoli di risoluzione “offriranno senza troppo clamore alle banche accordi di riacquisto a lungo termine a tassi zero per le loro posizioni di Btp, in quanto se ciò non avvenisse il sistema bancario italiano crollerebbe” con conseguenze disastrose. Sarebbe dunque quest’ultimo, dunque, lo scenario che, in un modo o nell’altro, le istituzioni europee e italiane avrebbero interesse ad evitare ad ogni costo.

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