Banche, Bce: caccia al rischio “somiglia molto al 2007″

20 novembre 2018, di Alberto Battaglia

La riduzione dei tassi d’interesse, cui si è arrivati con lo scopo di stimolare la ripresa economica dopo la crisi del 2008, sta spingendo le banche a compiere scelte azzardate nella concessione del credito. Ciò potrebbe condurre a fenomeni non così diversi da quelli che avevano innescato la stessa crisi finanziaria. A sostenerlo è il direttore del ramo della vigilanza della Banca centrale europea (DG Vigilanza microprudenziale IV), Korbinian Ibel.

“Stiamo vedendo sempre più banche correre quei rischi che, avevano detto nel 2008 e nel 2009, non avrebbero mai più ricercato”, ha detto Ibel nel corso di una conferenza tenutasi lunedì a Francoforte. Le banche “sostengono che tutti gli altri stanno facendo così, e che quindi come possono evitarlo? Somiglia molto al 2007“, ovvero alla fase apicale del credito facile che avrebbe poi fatto da detonatore per la grande recessione, ha aggiunto Ibel.

Il problema risiederebbe nella difficoltà di adattare l’ambiente dei tassi a zero con la redditività. La regolamentazione bancaria sempre più severa e l’eredità di crediti deteriorati prodotti dalla crisi economica, sono, poi, ulteriori difficoltà cui far fronte.

Alla fine nessuno vince davvero; le banche riempiono i loro bilanci con prestiti che potrebbero trasformarsi in sofferenza”, ha chiosato Ibel, aggiungendo che investire ad alto rischio non è sbagliato in sé, purché gli istituti abbiano margini sufficienti per coprire eventuali perdite.

Nel 2008, è stato argomentato a posteriori, la solidità patrimoniale delle banche non era sufficiente a garantire che le perdite inattese potessero essere assorbite senza gravi conseguenze. In tal senso, si è dunque intervenuti a livello di regolamentazione, anche se il problema della redditività – è quanto ci dice la Bce – sta riportando il rischio nei bilanci bancari.

Forse non è dunque un caso che il premio di rischio che viene richiesto per assicurarsi contro un eventuale default delle banche italiane sta salendo, come mostra l’andamento dei Cds (i contratti di Credit default swap).

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