Banca mondiale: ridurre il salario minimo. Scoppiano proteste

25 aprile 2018, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – Potrebbe diffondere un'”uguaglianza di miseria” visto che ignora quasi completamente i diritti dei lavoratori. Queste le accuse lanciate da esperti di diritto del lavoro all’indirizzo della Banca Mondiale che in report di recente pubblicazione ha proposto salari minimi più bassi e maggiori poteri di assunzione e licenziamento per i datori di lavoro. Insomma, una maggiore flessibilità in entrata e in uscita.

Il tutto si colloca nel quadro di un’ampia deregolamentazione dei mercati del lavoro, ritenuta necessaria per preparare i paesi alla natura mutevole del lavoro e adeguare il mondo ai progressi tecnologici. Andando nel dettaglio la Banca mondiale sottolinea che salari minimi elevati, insieme a restrizioni indebite all’assunzione e al licenziamento e a forme contrattuali rigorose, rendono i lavoratori più costosi rispetto alla tecnologia.

“I rapidi cambiamenti nella natura del lavoro hanno premiato la flessibilità delle imprese nell’adeguare la loro forza lavoro, ma anche dei lavoratori che beneficiano di mercati del lavoro più dinamici (…) “Una regolamentazione onerosa rende inoltre più costoso per le imprese riorganizzare la propria forza lavoro per adeguarla all’evoluzione delle tecnologie”.

Da qui la proposta della Banca mondiale: ossia leggi meno rigide che consentano alle imprese di assumere lavoratori a costi inferiori e ridurre ancora di più i salari minimi. Come prevedibile si è levato un coro di proteste tra cui Peter Bakvis, rappresentante di Washington per la Confederazione Sindacale Internazionale, che ha affermato che le proposte sono dannose, retrograde e non in linea con l’agenda di promozione condivisa presentata dal presidente della banca, Jim Yong Kim.

“Il documento ignora quasi completamente i diritti dei lavoratori, il potere asimmetrico nel mercato del lavoro e fenomeni come il calo della quota di lavoro nel reddito nazionale”.

Anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), l’organizzazione più vecchia tra quelle delle Nazioni Unite, ha espresso preoccupazione per le proposte, tra cui il diritto dei datori di lavoro di non pagare i salari minimi se introducono programmi di partecipazione agli utili per i propri lavoratori. Un portavoce della Banca Mondiale ha dichiarato:

 “Per stimolare il dibattito e attirare l’attenzione sulle questioni critiche, il report presenterà una serie di idee su come i governi possano creare le condizioni affinché i lavoratori possano beneficiare dei grandi cambiamenti tecnologici, demografici, dell’urbanizzazione e di altri fattori. Per porre fine alla povertà e promuovere la prosperità condivisa, è fondamentale prendere in considerazione nuove iniziative per far fronte alle perturbazioni che sicuramente deriveranno da questi cambiamenti strutturali. Incoraggiamo e attendiamo con impazienza commenti e una discussione basata su dati concreti su questo importante argomento”.

Hai dimenticato la password?