Le sfide del welfare italiano, spiegate con i numeri

28 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

Pensioni, sanità, politiche sociali: i tre pilastri del welfare rischiano di finire schiacciati dal peso di un profilo demografico che si sta deteriorando e di una crescita insufficiente. Per comprendere l’ampiezza complessiva dell’assistenza in Italia bastano pochi numeri. Nel complesso il peso di questi tre pilastri è stato, nel 2018, pari a 488,3 miliardi di euro. All’interno di questa cifra, la componente di gran lunga più rilevante, pari al 57,6% è costituita dalla spesa pensionistica.
La previdenza, però, non può fare affidamento su un flusso di contributi provenienti dalla popolazione attiva sufficiente a pareggiare i suoi conti. Mancano all’appello, così, 29 miliardi di euro il cui peso grava sulla fiscalità generale. A questi 29 miliardi si aggiungono 115 miliardi di spese per il sistema sanitario, che, considerando la spesa pensionistica al netto dei contributi pagati dai lavoratori, risulta la voce più onerosa del sistema di pubblico benessere.

Il rapporto “Welfare, Italia”

La domanda sollevata nel Rapporto 2019 del think-tank “Welfare, Italia”, sviluppato da Unipol Gruppo con The European House – Ambrosetti è ineludibile: a quale destino andrà incontro questo sistema nei prossimi anni? Diversi trend spingono gli esperti a ritenere che, in futuro, gli squilibri del sistema saranno sempre più evidenti.

Secondo il comitato scientifico, composto da Veronica De Romanis, Giuseppe Guzzetti, Walter Ricciardi e Stefano Scarpetta, una prima tendenza di grande impatto è l’allungamento della speranza di vita, che dal 2008 a oggi è cresciuta in media di 1,7 anni. Fatto che ci porta inevitabilmente a pensare che quella parte di cittadinanza più bisognosa dei servizi sanitari e del welfare pensionistico lo farà più a lungo e con maggiori costi per la collettività. Sul versante opposto, quello della parte attiva e produttrice della società, si assisterà invece a un arretramento.
Nello stesso periodo, la natalità è diminuita del 25%, e, allo stesso tempo, l’automazione e la tecnologia potrebbero ridurre il 15% dei posti di lavoro nei prossimi 15-20 anni.

L’equilibrio, pertanto, sembra avviato verso un peggioramento del rapporto fra chi avrà bisogno del welfare e chi sarà nella posizione di lavorare per produrre la ricchezza necessaria a finanziarlo. La combinazione di trend demografici e cambiamenti nel mercato del lavoro porterà, nel 2050, ad avere 2,3 milioni di occupati in meno, con un rapporto di di 1,1 pensionati per ogni lavoratore.

Aggiustare il welfare, quali soluzioni

Partendo dal presupposto che gran parte di queste dinamiche sono difficilmente ribaltabili, le soluzioni avanzate dal think-tank insistono sul maggior coinvolgimento attivo del cittadino nei confronti della pianificazione delle sue esigenze.
I “4 pilastri di azione” proposti per favorire la transizione da un sistema di welfare passivo ad uno attivo, sono, in breve:

a) il miglioramento del monitoraggio sul welfare, mettendo a fattor comune la quantità di dati pubblici e privati per favorire i processi decisionali;
b) riorganizzare e semplificare meccanismi come bonus e detrazioni per garantire un’efficace relazione pubblico-privato;
c) incentivare l’adesione ai fondi pensione integrativi e sostenere programmi di tutoring da parte dei lavoratori over 55;
d) promuovere l’auto-responsabilizzazione di individui e aziende attraverso campagne che stimolino un approccio proattivo da parte dei cittadini. E’ forse quest’ultimo l’aspetto più importante sotto il profilo culturale.

 

Per ulteriori approfondimenti si rinvia al Dossier “Vivere sicuri” pubblicato sul magazine Wall Street Italia di gennaio 2020.