WARNING: BERLUSCA FISSA I PALETTI AL SUBGOVERNO

30 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Se ancora serviva una prova per stabilire da che parte stia Berlusconi, è arrivata martedi’ mattina, quando il premier – anziché vedere Fini o invitare Follini – ha incontrato il leghista Calderoli, che a sua volta ha pranzato con Tremonti.

Insomma, un anno dopo la prima verifica, anche stavolta il perno nordista della coalizione si ripropone apparentemente intatto. Di più: questo «segnare il territorio» è voluto direttamente dal premier, dopo che nei giorni scorsi l’asse Lega-colbertista è sembrato vacillare sotto i colpi dei ballottaggi e di Bobo Maroni (vedi il prestito all’Alitalia e l’apertura a Fini).

Ottenute perciò le rassicurazioni sull’approvazione del federalismo, oltre che il ricorso alla fiducia sul maxiemendamento di Castelli sulla giustizia in votazione da oggi alla Camera, Calderoli ha potuto giustamente dire che l’incontro con il premier «è andato bene». Il meeting tra i due è servito a fissare «un’agenda di governo precisa e puntuale con al primo posto il federalismo, poi la manovra da portare in Consiglio dei ministri, seguito dal Dpef. E, infine, una squadra di governo su cui deciderà Berlusconi».

Fatto più importante, Calderoli sostiene «di aver trovato un premier pronto a chiudere la verifica entro venerdì», prima del Cdm di sabato poiché «lunedì c’è l’Ecofin e la manovra non può essere certo disgiunta dal Dpef».

Entro due giorni si dovrebbe quindi trovare la quadra, da formalizzare nel vertice di maggioranza rinviato a venerdì perché la suddetta quadra è molto lontana dall’essere trovata. Ad esempio, sempre ieri l’Udc con Volontè e An con Alemanno hanno duramente contestato l’ipotesi di riduzione delle tasse prevista da Berlusconi (due sole aliquote del 23 e 33%).

Difficile quindi che oltre all’approvazione (obbligatoria) della manovra si possa giungere a un «vero» Dpef condiviso e non annacquato. Al di là del merito, il fatto politico è però un altro: il Cavaliere è andato alla prova di forza, come un anno fa. Insomma, vuole imporsi sugli alleati riottosi, a cominciare dalle tasse, che sta appunto studiando soltanto con i «soliti noti»: Tremonti e Lega.

Al subgoverno il premier ha invece ufficializzato l’offerta di qualche ministero smembrato: «Nella coalizione il manuale Cencelli non ha mai funzionato, se ci sono tre posti a disposizione sono sempre stati dati agli alleati da Fi».

Diversa la valutazione fornita in privato: «Non devono esagerare. Sui giornali sembra quasi che debba nascere un bicolore An-Udc», avrebbe detto. Sulla collegialità, Fini e Follini «facessero invece come gli pare. Io non cedo». Insomma Tremonti non si tocca, «al massimo si sfiora».

Il vicepremier sarebbe perciò furibondo, e continua a minacciare le dimissioni personali oltre che l’appoggio esterno di tutta An. Più cauto Follini, che lavora sul medio termine. A tal riguardo, la sua proposta di rilancio del proporzionale avrebbe trovato un premier assai caustico: «È mera propaganda, come il voto agli immigrati chiesto da Fini e poi insabbiato».

Ciononostante, non è escluso che Forza Italia vada strumentalmente «a vedere il bluff». Un «bluff» che però ha trovato ampio riscontro, aprendo un dibattito importante ma anche una crepa nel subgoverno (An è contraria). Fatto sta che a indispettire il premier è stata soprattutto quella frase sulla «fine dell’era della monarchia». Un frase che avrebbe «confermato quanto Follini lavori contro di me. Ma non ha capito che senza il sottoscritto la sinistra governerebbe per venti anni? E il problema sarebbe soltanto il loro».

Perché? La risposta arriva indirettamente da un ragionamento di Berlusconi, fatto lunedì sera a Ciampino: «Vedete – si era rivolto ai suoi collaboratori – io oggi ho preso questo aereo di Stato. Se da domani non dovessi usarlo più, non sarebbe una tragedia: potrei comunque utilizzare uno dei miei. Provate a togliere l’aereo a quelli del teatrino, ne morirebbero…».

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