Wall Street: vendite massicce per l’euro in forte calo

28 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street ha chiuso la giornata di contrattazioni accelerando al ribasso: il Dow Jones ha perso l’1,14% chiudendo a quota 12151,41; il Nasdaq ha ceduto l’1,34% a 2589,98 punti. Hanno pesato sulla borsa di New York il peggioramento delle piazze finanziarie europee e il calo dell’euro. L’azionario del Vecchio Continente ha virato in rosso dopo una prima reazione positiva, di breve durata, in seguito al buon esito dell’asta italiana; a preoccupare gli operfatori e’ stato soprattutto il calo verticale dell’euro, sceso nei confronti del dollaro quasi dell’1%, ai nuovi minimi di periodo a quota $1,2938. La moneta unica è piatta nei confronti del franco svizzero (-0,05% a CHF 1,2204, mentre scivola dello 0,84% verso lo yen a JPY 100,91.

La moneta unica è sprofondata ai minimi sullo yen da dieci anni a questa parte e ha toccato il livello più basso sul dollaro da gennaio. Nei confronti della valuta nipponica l’euro è crollato a un minimo intraday di 100,73 yen, la quotazione più bassa dal 2001, mentre contro la divisa Usa è sceso a 1,2912 dollari, segnando i minimi dall’11 gennaio scorso.

Dall’inizio dell’anno l’euro ha perso l’1,6% contro le valute di nove Paesi industrializzati, il dollaro ha guadagnato l’1,6% e lo yen si è apprezzato del 4,5%, secondo i dati dell’agenzia stampa Bloomberg.

Presso gli investitori aumentano i timori sull’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani in Europa e l’euro ne sconta le conseguenze. I depositi overnight delle banche di Eurolandia presso la Banca Centrale Europea hanno registrato un nuovo record storico, salendo a 452 miliardi da 411,8 del giorno prima, e indicando dunque che le tensioni restano alte.

Francoforte ha inoltre reso noto che la scorsa settimana i prestiti alle banche dell’eurozona sono aumentati di 214 miliardi di euro a 879 miliardi di euro. E sempre la scorsa settimana il bilancio complessivo Bce è aumentato di 239 miliardi a 2.730 miliardi, un livello mai toccato prima e in rialzo di oltre 553 miliardi rispetto a tre mesi fa.

I mercati guardano già avanti e iniziano a temere l’esito del collocamento di bond italiani ancora più cruciale, che arriverà domani, con l’emissione del Tesoro italiano di titoli a più lunga scadenza. L’euro non fa altro che dimostrare il ritorno dell’avversione al rischio, con il risultato che lo S&P torna a perdere dopo cinque giorni consecutivi di guadagni.

“La parte più facile delle aste dei bond italiani previste per questa settimana è stata quella di oggi – ha commentato a Bloomberg Peter Boockvar, strategist dell’azionario presso la boutique finanziaria Miller Tabak – Ma la vera prova del nove per l’appetito per il debito italiano arriverà con l’asta di domani”.

Sui listini azionari Usa, i volumi rimangono ancora molto contenuti. Guardando alla performance che Wall Street ha riportato in questo 2011, da segnalare, secondo i dati raccolti da Bloomberg, che lo S&P 500 si avvia a concludere il quarto migliore trimestre dal 1999 grazie al rally del 12% che ha messo a segno dalla fine di settembre. A sostenere l’indice sono stati soprattutto i titoli del settore industriale e materie prime. Detto questo, lo S&P 500 rimane al di sotto del 19% rispetto al valore massimo in quasi tre anni, testato ad aprile.

Nessun dato rilevante è in arrivo dal fronte economico degli Stati Uniti.

Protagonista tra i titoli Morgan Stanley, prossima a licenziare 580 tra i suoi dipendenti che operano a New York. Il titolo cede l’1,24%; ma vanno giù, allineandosi alla performance europea, anche gli altri titoli finanziari, come Bank of America -2,3%, Citigroup -1,91%, Wells Fargo -0,87% e in generale l’indice Financial Select Sector SPDR ETF (ticker XLF), che misura la performance dei componenti finanziari sull’indice S&P 500, scende dell’1% circa.

In flessione anche il settore tecnologico, che vede Cisco perdere quasi il 2%; giù anche Netflix -2,35%, Dell -1,41%, Hewlett-Packard -1,2%, Oracle -0,80%, Nvidia -1,72%. Giù in particolare i semiconduttori, con l’indice del comparto Philadelphia Semiconductor Index che perde più dell’1%.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio scendono dell’1,05%, a quota $100,28 mentre le quotazioni dell’oro arretrano dell’1,30%, a $1.574,80. I rendimenti sui Treasury a 10 anni sfondano al ribasso la soglia del 2% e si attestano all’1,9444%.