Wall Street: sesta seduta di seguito di cali, causa Grecia

9 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Il Dow Jones Industrial Average e’ calato per il sesto giorno consecutivo (-0,75% a 12835,06) la serie negativa piu’ lunga da agosto, per via della situazione di incertezza vicina al caos in Grecia.

L’indice Standard & Poor’s 500 e’ scivolato -0,67 a to 1354.58. Il Nasdaq, indice dei tecnologici, lascia sul campo lo 0,39% a quota 2934,71.

Sui mercati di tutto il mondo pesa la negatività e l’incertezza sul futuro dell’Europa. Cresce il rischio che la crisi del debito del Vecchio continente si intensifichi, portando a una ulteriore fase di debolezza per la ripresa economica globale. L’euro scivola sotto $1,2950, ai minimi pluriennali contro il biglietto verde. L’ultima notizia a infliggere un duro colpo alla moneta unica riguarda l’idea dei leader Ue di posticipare il pagamento di 5,2 miliardi di euro di debito della Grecia.

“Niente va bene in Europa, non e’ mai andato bene sin dall’inizio e questo e’ il problema”, commenta a Bloomberg Bruce Bittles, chief investment strategist di Robert W. Baird, aggiungendo che “sembra che la Grecia dovra’ lasciare l’area euro, piu’ presto che tardi. Sara’ un periodo critico. I mercati rimarranno sotto pressione nelle prossime settimane”.

A livello settoriale tartassate in particolare le banche. Bank of America e Citigroup scivolano di circa un punto percentuale e mezzo sulla scia del selloff accusato dalle concorrenti europee. Buy invece sul comparto retail: +0,35% meglio del mercato generale in vista della pubblicazione della trimestrale del gruppo di vendite online Priceline (+1,4% al momento).

In ribasso Newmont Mining e Halliburton, in un settore, quello energetico, penalizzato dal deprezzamento delle materie prime. Tonfo di Macy’s, dopo che la catena di negozi al dettaglio ha ribadito le stime sui profitti annuali. In controtendenza Walt Disney, che trae beneficio dal successo al box office del film colossal sugli eroi dei fumetti della Marvel, “Avangeres”.

Solo nel mese di maggio, a causa dei rischi legati alla crisi del debito europeo, l’indice Usa S&P500 ha perso -2,5%. Il blocco greco a seguito delle nuove elezioni a fatto ritornare nelle sale di Borsa parole che fino a poco tempo fa sembrano scomparse dal dizionario, quali default e uscita dall’euro.

A rischio infatti la capacità che la Grecia continui ad implementare le misure di austerità necessarie per ricevere nuovi aiuti e evitare l’insolvenza. In tandem, i futures Usa continuano ad indicare un’altra giornata nera per Wall Street, con il Dow che potrebbe chiudere in rosso per il sesto giorno.

Nonostante tutti i pericoli, la fiducia dei capi d’azienda Usa continua a crescere e ora si trova sui massimi da tre anni, secondo quanto mostra il Global Pulse Index of U.S. sentiment. Indice a 65,1, i massimi dal luglio 2009, rispetto a 62,2 nei tre mesi precedenti. Una lettura oltre i 50 indica che gli ottimisti superano i pessimisti.

Il focus è poi anche sulla decisione imminente sul rating di diverse banche che arriverà da Moody’s. A rischio il rating di più di 100 istituti, tra cui la francese BNP Paribas, la tedesca Deutsche Bank e l’americana Morgan Stanley.

Le conseguenze di eventuali downgrade potrebbero essere molto negative per l’economia america: le revisioni al ribasso si tradurrebbero infatti in un aumento dei costi di finanziamento degli istituti e potrebbe di conseguenza costringere gli istituti a ridurre i prestiti necessari per rivitalizzare l’economia.

Le autorità spagnole potrebbero richiedere alle proprie banche di mettere da parte freschi €35 miliardi, nel tentativo di ristabilire fiducia nel settore, che a causa delle recenti perdite ha riportato in primo piano la possibilità che il paese possa necessitare di aiuti internazionali.

In rialzo i titoli Disney, dopo che la società ha annunciato una crescita del reddito netto a $1,14 miliardi, o $0,63 per azione, nel secondo trimestre, oltre i $942 milioni o $0,49 per azione dello scorso anno.

Dal fronte economico degli Stati Uniti, attesi i dati dati sulle scorte di magazzino dei grossisti alle 16.00, mentre alle 16.30 scorte di petrolio greggio e inventari di prodotti petroliferi.

In ambito valutario, l’euro rimane sotto i riflettori, dopo che ieri ha sfondato l’importante soglia psicologica a quota $1,30; al momento, la moneta unica accelera cede lo 0,54% a $1,2928, mentre sullo yen è in perdita dello 0,96% a JPY 102,83. Per il rapporto euro/dollaro, si tratta della peggiore serie negativa degli ultimi tre anni e mezzo contro il biglietto verde. La valuta Ue scivola inoltre al minimo dal novembre del 2008 contro la sterlina, a quota 80,325. Rapporto dollaro/yen -0,46% a JPY 79,52. L’apprezzamento dello yen conferma l’avversione al rischio da parte degli investitori e il loro obiettivo di rifugiarsi nella valuta rifugio per eccellenza.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio ancora negativi ma in ripresa dai minimi intraday, perdono lo 0,62% a $96,41 al barile con -1,22%, mentre le quotazioni dell’oro scendono dello 0,95%, a $1.589,20 l’oncia. Le quotazioni del metallo prezioso arrivano così a sfondare l’importante soglia psicologica a quota $1.600 l’oncia e si attestano al minimo degli ultimi quattro mesi, precisamente dallo scorso 3 gennaio, risentendo dell’indebolimento dell’euro.

I recenti sell off sull’oro hanno ridotto i guadagni dall’inizio dell’anno ad appena +1,6%, dopo 11 anni consecutivi di rialzi per il metallo. Il record assolito dell’oro è stato testato nel settembre del 2011, a $.1921,15 l’oncia. Anche le quotazioni dell’argento e del palladio hanno toccato i minimi da gennaio. Riguardo al petrolio, i futures scambiati a New York riportano il sesto calo su base consecutiva, segnando la perdita più duratura in quasi due anni. In cinque giorni, le quotazioni sono scese dell’8,6%. A condizionare il trend le scorte americane che la scorsa settimana sono salite al livello più elevato dall’agosto del 1990, ovvero a 378 milioni di barili. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano all’1,80%, in calo di 3,7 punti base.