Wall Street recupera grazie ai segnali societari. Italia in secondo piano

10 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street recupera dopo i forti cali registrati nella giornata di mercoledì. Le notizie positive sul fronte societario ed economico prendono piede su quelle italiane, visto che al momento manca un chiaro segnale di deterioramento della situazione. Infatti i rendimenti dei bond italiani hanno registrato un calo importante e la scelta di un premier greco ha contribuito a migliorare l’outlook europeo.

In chiusura il Dow Jones sale dello 0,96%, a 11.893,79 punti, mentre il Nasdaq avanza di un più modesto 0,13%, a 2.625,15. Lo S&P 500 guadagna lo 0,86%, a 1.239,69.

L’azionario beneficia anche della smentita da parte di Standard & Poor’s del messaggio che suggeriva il downgrade del debito francese. Citati errori tecnici.

L’attenzione si rivolge comunque sempre di più sui rendimenti francesi e al rischio Francia, visto che i credit-default swaps, ovvero i contratti con cui ci si assicura contro il rischio default del paese, sono saliti al nuovo record di 204 punti, superando così il precedente massimo storico di 202 punti testato lo scorso 22 settembre.

Guardando ai 10 settori dell’indice S&P500, sono gli energetici a registrare il rialzo maggiore, con +1,8%, galvanizzati dal rialzo del prezzo del petrolio.

Guardando alle notizie targate Usa, rimane sotto i riflettori l’ottima performance del titolo Cisco Systems che brinda ai risultati migliori delle stime annunciati nella serata di ieri, con un rialzo del 5,7%. Ma tale notizia, in un clima in cui l’avversione al rischio è sempre pronta a tornare sui mercati, non è di certo sufficiente.

Merck & Co. sale del 3,5% dopo aumento dividendi. Apple Inc. perde il 2,6% sui timori che la società consegni meno iPad del previsto quest’anno, viste alcune difficoltà incontrate nella supply-chain.

Ancora una volta, il dietrofront dei mercati azionari europei stabilisce però le sorti dei finanziari, che dopo i dati sulla Francia, sono tra i primi a ridurre i guadagni o a virare in rosso: Bank of America cede il 2,11%, JPM nervosa fa appena +0,61%, Citi è in ribasso dello 0,76%, mentre Morgan Stanley resiste con un incremento di appena lo 0,63%.

Si guarda con attenzione anche alle ultime dichiarazioni rilasciate dai leader europei. In particolare, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ammesso la gravità della situazione e ha ventilato l’ipotesi di una “nuova Europa” attraverso un’effettiva modifica dei trattati. Insieme alla Francia, la Germania starebbe pensando insomma seriamente a una Ue a due velocità.

Dal fronte economico degli Stati Uniti, buone notizie sono arrivate prima dell’inizio della giornata di contrattazioni dai dati relativi alle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, al deficit commerciale del mese di settembre e ai prezzi alle importazioni di ottobre. Notizie che hanno sostenuto il rialzo dell’azionario.

In particolare, il deficit commerciale è sceso più delle attese, a quota $43,1 miliardi, grazie all’apporto delle esportazioni, che sono salite a un nuovo livello record. Buone notizie anche dal fronte del mercato del lavoro, con le richieste dei sussidi di disoccupazione che sono scese a 390.000 unità su base settimanale, scendendo ai minimi di sette mesi. Riguardo ai prezzi alle importazioni, utili per monitorare l’andamento dell’ inflazione, questi sono scesi a ottobre dello 0,6%, segnando la flessione più forte degli ultimi quattro mesi.

Occhio anche a Boeing, dopo l’ottima reazione del titolo di EADS, società che controlla la rivale Airbus (+5,5%), successiva alla pubblicazione dei conti di bilancio e a un outlook che ha rassicurato gli investitori.

Rendimenti dei Treasury a 10 anni tornano a superare la soglia del 2%, al 2,056%.

L’Euro riduce notevolmente i rialzi e si riposiziona sotto la soglia psicologica di $1,36, a $1,3599. La moneta unica rimane piatta contro il franco svizzero a CHF 1,2328, mentre sale nei confronti dello yen a JPY 105,57.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio salgono a $97,78 al barile, mentre l’oro è in forte ribasso ed è arrivato a cedere durante la sessione più del 3%. Al momento, le quotazioni sono in calo a $1.759,60 l’oncia.