Wall Street record, Dow Jones ai massimi di sempre

5 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Seduta da record a Wall Street. Il Dow Jones ha battuto il massimo intraday a quota 14,286.37 e ha stabilito il nuovo record storico in chiusura a 14,253.77 (+0,9%). Il precedente record era di 14,164.53 e risaliva al 9 ottobre 2007. Chiusura con il segno più anche per il Nasdaq che ha segnato +l’1,32% a 3.224 punti mentre lo S&P’500 ha archiviato la seduta a +0,97% a 1.540 punti.

Dopo aver toccato nuovi massimi, gli esperti sono a questo punto divisi tra chi, crede ci sia ancora spazio per crescere e chi, al contrario, è convinto che, finito il programma straordinario di stimoli messo in piedi dalla Fed (iniziato in coincidenza con i minimi del 2009, +118% da allora) inizierà la ritirata. Un altro driver del boom degli ultimi anni è stato rappresentato dall’incremento degli utili. Nonostante il contesto macro non sia stato dei più brillanti, rispetto ai minimi del marzo 2009, quando lo S&P’s 500 si muoveva intorno ai 700 punti, l’incremento degli utili per azione delle 500 società dell’indice è stato dell’ordine del 128% (da una media di 43 dollari si è passati agli attuali 98 dollari).

Da un punto vista di macro, rispetto al 2009 l’economia americana è migliorata solo parzialmente. Se è vero che dal punto di vista della crescita il Pil, oggi, gli Stati Uniti si muovono a un ritmo nettamente superiore (+2,5% contro l’1,6%), è altrettanto vero che, nel frattempo, il mercato del lavoro ha segnato un peggioramento (nel 2009 i disoccupati erano 6,7 milioni contro i 13,2 milioni attuali). Stesso discorso vale anche per il rapporto debito/Pil salito dal 38 al 74,2% e il deficit (da 97 miliardi di dollari agli attuali 975 miliardi).

Ma torniamo alla seduta odierna, indici hanno accelerato sostenuti tra l’altro dalla diffusione dell’indie Ism servizi.

Nonostante i tagli automatici alla spesa che sono scattati sul bilancio degli Stati Uniti, il mercato sconta l’ottimismo dellle parole del vice presidente della Fed Janet Yellen, che ha sottolineato che la Federal Reserve deve andare avanti nel suo programma di acquisto di bond per un valore mensile di $85 miliardi.

“C’è maggiore ottimismo riguardo al futuro degli Stati Uniti, grazie alla Fed – commenta in una intervista rilasciata a Bloomberg Jacques Porta, gestore di fondi presso Ofi Patrimoine a Parigi – I dati confermano che l’economia sta ripartendo, anche se a un ritmo, bisogna dire, piuttosto lento. Ma questo significa anche che ci saranno più stimoli: uno scenario positivo per i mercati, e soprattutto per l’azionario americano”.

Fanno bene al mercato anche le promesse della Cina di mantenere il suo obiettivo di crescita.

Di fatto, il mercato toro entra a Wall Street, quest’anno, nel suo quinto anno. Lo S&P 500 è balzato +125% dal minimo in 12 anni testato nel 2009, complici gli utili migliori delle stime delle aziende della corporate America e le promesse di iniezioni di liquidità messe in atto da Ben Bernanke e colleghi. Lo S&P 500 è salito da inizio anno +6,9% ed è -2,6% al di sotto del suo record assoluto, toccato in corrispondenza di 1.565,15 punti nell’ottobre del 2007.

Sul fronte dei titoli, mette il turbo Apple (+3,34%), dopo quattro sedute con il segno meno grazie al giudizio di Ubs, che ha reiterato il target price di 600 dollari. Bene il retailer American Apparel, +15% dopo le previsioni sul fatturato da parte della società per il 2013, migliori delle stime. JC Penney sotto pressione dopo che il suo secondo maggiore azionista ha venduto parte della sua partecipazione.

In ambito valutario, l’euro +0,08% a $1,3035; dollaro/yen -0,37% a JPY 93,11.

Per quanto riguarda le materie prime, gli analisti di Bank of America Merrill Lynch hanno tagliato le previsioni sul prezzo dell’oro per questo e il prossimo anno, citando il miglioramento delle condizioni economiche negli Stati Uniti e un aumento previsto dei tassi di interesse. Gli esperti hanno così ridotto le stime sulle quotazioni per quest’anno del 6,9% a 1.680 dollari all’oncia. Ancora più significativo il ridimensionamento messo in conto per il prossimo anno, quando i prezzi sono visti a 1.838 dollari l’oncia (-9,8%).

I commodities, i futures sul petrolio +0,26% a $90,35 al barile, mentre le quotazioni dell’oro +0,65% a $1.582,60 l’oncia. Tassi sui Treasuries a 10 anni +1,33 all’1,90%.