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Wall Street poco mossa nel finale grazie alla Fed

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NEW YORK (WSI) – Dopo un avvio in netto calo, Wall Street risale dai minimi e chiude la giornata poco mossa. Il Dow Jones cede lo 0,15% a quota 16.117, l’S&P 500 guadagna lo 0,03%, a quota 1.853 punti, il Nasdaq segna un aumento dello 0,04%, a quota 4.217.

Ad allentare le tensioni, le parole del presidente della Fed di St. Louis, James Bullard secondo cui la Federal Reserve dovrebbe posticipare la fine del programma di acquisto dei bons (QE) per fermare le aspettative di declino dell’inflazione. Il prossimo incontro del board della banca centrale statunitense è il 28 e 29 ottobre, riunione che, secondo le previsioni, dovrebbe sancire la fine del programma.

Il petrolio a novembre ha guadagnato 92 centesimi, chiudendo a quota 82,70 dollari al barile. Nel frattempo, i titoli di Stato americani chiudono negativi con rendimenti in aumento al 2,15% per il benchmark decennale e al 2,93% per il titolo trentennale. Sui mercati valutari, l’euro cala a 1,2804 dollari e il biglietto verde guadagna terreno a 106,10 yen.

Wall Street non è stata immune alla pioggia di vendite con cui gli investitori smobilizzano gli asset considerati più rischiosi. Soltanto nella giornata di ieri, i mercati azionari globali hanno assistito a un calo della capitalizzazione di $672 miliardi.

Per citare un trader, “il centro dell’universo e’ tornato ad essere l’Europa”. Il rinnovarsi improvviso dei timori sulla sopravvivenza della Greciapreoccupa cosi’ come il rifiuto della Germania di prendere in considerazione stimoli fiscali. Lo spettro della deflazione inoltre si riaffaccia: il tasso annuale dell’inflazione nel blocco dei 28 paesi ai minimi di 5 anni.

Oltre ai timori di deflazione in Europa e alla presunta impotenza delle banche centrali, gli investitori hanno reagito alle notizie in arrivo da Belgrado. Secondo Cnbc, il presidente Vladimir Putin ha detto che ridurra’ le forniture di gas all’Europa se l’Ucraina – con cui e’ ai ferri corti da quando a marzo Mosca ha strappato a Kiev la penisola di Crimea dopo un referendum – si appropria del gas russo. Lo scorso giugno il Cremlino ha fermato le forniture di gas al Paese limitrofo a causa di debiti ingenti e di disaccordi sui prezzi. L’Europa rischia problemi al transito di gas come avvenuto nel 2006 e 2009. Un terzo del gas usato nel Vecchio Continente arriva dalla Russia.

Oltre alla Grecia, gli operatori temono che le banche centrali globali abbiano esaurito il loro arsenale e si trovino in grande difficoltà nel fronteggiare il calo dell’inflazione.

A rasserenare gli animi le buone notizie sul fronte del lavoro. La scorsa settimana le richieste dei sussidi di disoccupazione sono scese di 23 mila unità, oltre le stime del mrcato, raggiungendo quota 264 mila. La medie ultime quattro settimane si è così attestata a 283.500 unità, ai minimi dal 2000. Secondo alcuni analisti tuttavia il trend al ribasso dei sussidi rispecchia in realtà la tendenza negativa nel mercato del lavoro nel creare nuovi posti.

Rimbalzo superiore alle attese anche per la produzione industriale americana. A settembre, in base alle cifre diffuse dalla Federal Reserve, l’incremento mensile e’ stato dell’1% destagionalizzato a fronte di previsioni degli analisti per +0,4%. Rivista in leggero ribasso la lettura di agosto: -0,2% dal preliminare -0,1%.

Meglio delle attese anche l’ince Fed di Philadelphia, sceso questo mese, rispetto a settembre, da 22,5 a 20,7 punti. Gli economisti avevano atteso un calo a 19,8 punti. Un indice superiore allo zero indica che all’interno del distretto di Filadelfia ci sono nel settore manifatturiero più imprese ottimiste che pessimiste.

Unica nota stonata è stata la fiducia dei costrutori edili, scesa ben oltre le stime. L’indice NAHB/Wells Fargo è sceso ad ottobre, rispetto a settembre, da 59 a 54 punti. Gli economisti avevano atteso un indice invariato a 59 punti.

Continua intanto la carrellata di trimestrali. Tra le banche, Goldman Sachs (-2%) ha chiuso il terzo trimestre con un eps di 4,57 dollari contro attese, raccolte da Thomson Reuters che convergevano su 3,21 dollari. I ricavi si sono attestati a 8,39 miliardi di dollari.

Pesante Netflix che perde in avvio di contrattazioni il 23% dopo che la società ha comunicato ieri, nel trimestre finito il 30 settembre, risultati deludenti sul fronte dei nuovi abbonati al servizio streaming.

L’agenda delle trimestrali prevede tra gli altri i risultati di Google a mercati chiusi.

A livello societario, Delta Air Lines ha pubblicato conti sopra le stime e si aspetta ricavi solidi per il trimestre in corso. Ma il titolo della terza compagnia aerea Usa per traffico perde quota come i rivali: continuano a pesare i timori sulla crescita globale e i casi di Ebola in Usa, che potrebbero ridurre la domanda di voli.

Medtronic dice che completera’ come previsto l’acquisizione di Covidien nonostante un cambio di leggi sull’inversione fiscale ma gli investitori non ci credono: temono che il produttore di attrezzature mediche rinunci all’operazione cosi’ come ha fatto AbbVie con Shire.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio scendono al di sotto della soglia a $80 per la prima volta dal giugno del 2012. Al momento cedono -1,87% a $80,25, recuperando l’importante soglia psicologica. Sotto pressione anche l’oro, -0,22% a $1.242.

In ambito valutario, l’euro scende -0,66% a $1,2751; dollaro/yen -0,14% a JPY 105,75; euro/franco svizzero piatto con -0,06% a $1,2062. Euro/yen -0,85% a JPY 134,82.