Wall Street: nuovo sell off. Paura per Europa e conti Usa

21 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street prosegue la nuova settimana di contrattazioni all’insegna delle vendite. Non basta il dato relativo alle vendite di case esistenti a migliorare il sentiment degli investitori. D’altronde, la stessa associazione che ha reso noto l’indicatore ha affermato che non c’è ancora nulla di cui esultare, guardando alle condizioni in cui continua a versare il comparto immobiliare Usa (anche se il calo delle scorte è un segnale di speranza).

L’indice Dow Jones ha registrato una flessione del 2,10% a 11548,14 punti. Sul mercato pesano i timori relativi a un fallimento della trattativa sul debito al Congresso. Il Nasdaq ha chiuso a 2523,25 punti, in calo dell’1,91%.

Allineandosi alla performance al ribasso dei prezzi del petrolio, cedono soprattutto i titoli energetici: l’indice di riferimento The Philadelphia Oil Service è arrivato a lasciare infatti sul terreno quasi il 4%. Penalizzati ancora i titoli finanziari, che scontano i timori sui problemi americani ed europei relativi al deficit e ai debiti. Il Financial Select Sector SPDR ETF, che ricalca il trend dei titoli finanziari nello S&P 500, arretra fino a -2%. Tra i titoli, sell per Morgan Stanley -5,4%, Bank of America -3,8%, JPM -2,9%, American Express -2,56%.

Bassi i volumi di contrattazione, in vista della festività del Thanksgiving che si celebrerà giovedì. Su Wall Street, pesa lo stallo dei negoziati negli Stati Uniti, volti a ridurre il deficit di $1,2 trilioni nei prossimi 10 anni.

Di fatto, entro mercoledì 23 novembre, una supercommissione del Congresso degli Stati dovrebbe presentare un piano per ridurre le spese di un ammontare appunto pari, se non superiore, agli $1,2 trilioni: tuttavia, già nella giornata di domenica, sono circolate voci sull’incapacità della commissione di giungere a un accordo entro la data stabilita. E gli esperti fanno notare già le similitudini tra lo scenario attuale e l’impasse di luglio , mese di impasse in cui i democratici e i repubblicani non sono riusciti a trovare un accordo per innalzare il livello del debito (l’accordo è stato poi raggiunto, ma gli Usa hanno pagato cara la fase di immobilismo, soffrendo il primo downgrade del loro rating nella storia, da parte di S&P. La stessa S&P ha poi avvertito che la valutazione del debito degli Stati Uniti potrebbe essere rivista al ribasso di nuovo, nel caso in cui il governo non riuscisse a predisporre i tagli alla spesa necessari per far quadrare i conti).

Il punto è che la supercommssione è praticamente ingessata, in quanto al suo interno parlano della riduzione delle spese “come di un problema politico, e non economico”, continua Sica che aggiunge pessimista: “E’ molto, molto improbabile che si arrivi a un accordo”.

Ma ovviamente l’attenzione rimane anche sui problemi europei, sulla scia delle note di Moody’s, che hanno colpito sia la Germania che la Francia: si fa sempre più forte la paura che Parigi sia vicina a perdere la tripla AAA. E l’azionario americano guarda così con crescente preoccupazione al tonfo degli indici europei

“Più ci avviciniamo a livelli di debito insostenibili per l’Europa, più è probabile che gli investitori vengano presi dal panico, riguardo agli effetti contagio”, commenta Jeff Sica, responsabile degli investimenti presso Sica Wealth Management.

Da segnalare che la scorsa settimana lo S&P 500 ha perso il 3,8%, soffrendo la flessione più forte in otto settimane. A pesare sull’azionario mondiale oggi sono anche i forti cali delle commodities e dei metalli di base.
In questo contesto, secondo Dan Genter, numero uno di RMC Genter Capital, _ questa sarà un’altra settimana debole caratterizzata dalla mancanza di direzione, da volumi bassi e da posizioni avvese al rischio. Al momento gli investitori non riescono a individuare una ragione per acquistare in modo aggressivo”.

Sul fronte aziendale, attesa per gli utili di Hewlett Packard, che saranno resi noti dopo la chiusura delle contrattazioni. Il titolo HPQ cede più del 5%, e forte è il sell off anche sugli altri titoli tecnologici: Apple -2,11%, Google -3,40%; giù anche Microsoft -1,10%. In generale, il Philadelphia Semiconductor Index è in flessione del 3% circa.

Riguardo alle storie aziendali di rilievo, si mette in evidenza Blackstone Group, che ha raggiunto un accordo per l’acquisto di 16 edifici per uffici per un valore di $800 milioni circa. Occhio anche alla società farmaceutica Pfizer, che pagherà più di $60 milioni per risolvere una causa legale che la vede accusata di aver pagato tangenti per vincere contratti all’estero.

Del clima di avversione al rischio, beneficiano soprattutto i Treasury, visti come beni rifugio in questo momento, con i rendimenti a dieci anni che scendono di nuovo sotto la soglia del 2%, all’1,97%.

Sul fronte del mercato valutario, l’euro scende nei confronti del dollaro dello 0,35%, attestandosi a quota $1,3476. La moneta unica cede contro il franco svizzero lo 0,21% a CHF 1,2373, mentre nei confronti dello yen è in calo dello 0,27%, a JPY 103,73.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono in ribasso del 2,22% a $95,50 al barile, mentre le quotazioni dell’oro scendono dell’1,85%, a $1.693,10 l’oncia.