Wall Street in deciso calo, la Cina fa paura

24 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Seduta in deciso calo per i corsi di Wall Street, che chiude sopra i minimi della seduta. L’indice Dow Jones ha perso lo 0,94% a 14659,86 punti. In ribasso anche il Nasdaq che ha concluso la sessione a 3320,76 punti, in ribasso dell’1,09%. Lo S&P 500 segna una flessione dell’1,22% a 1.573 punti. A pesare sul mercato le preoccupazioni sull’economia cinese mentre hanno frenato le vendite la notizia che la banca centrale Usa non cambiera’ per ora il suo approccio di politica monetaria. In particolare dell governatore della Fed di Dallas, Richard Fisher, che ha sottolineato come la riduzione dello stimolo da parte della banca centrale americana debba avvenire “gradualmente”.

Il petrolio ha invertito la rotta chiudendo la seduta in rialzo: i future ad agosto hanno guadagnato l’1,49 dollari a 95,18 punti. Nel frattempo, i titoli di Stato americani hanno azzerato le perdite: il bond a scadenza decennale, benchmark del settore, procede con rendimenti al 2,52% mentre il rendimento del bond trentennale e’ al 3.55%. Sui mercati valutari, l’euro cresce a 1,3137 dollari e il biglietto verde scende a 97,7 yen.

Ai timori di un rallentamento con cui la Federal Reserve acquista Treasury e bond ipotecari si sono oggi aggiunti quelli di un credit crunch in Cina. Non a caso oggi Goldman Sachs ha tagliato le stime di crescita del Pil della seconda maggiore economia la mondo. Il pessimo umore tra gli investitori si nota in tutte le asset class. Nelle materie prime, il rame e’ vicino ai minimi di tre anni.

La Cina conta per il 40% della domanda globale del metallo industriale. Il rendimento del decennale si mantiene sui massimi dell’agosto 2011 oltre il 2,6%. L’indice della volatilita’ e’ balzato sopra quota 21 per la prima volta quest’anno. Il Dow Jones cede 221 punti, l’1,5%, a quota 14.582, il Nasdaq 54 punti, l’1,62%, a quota 3.304, l’S&P 500, 25 punti, l’1,60%, a quota 1.566. A livello settoriale, sul fondo le banche (-2,10%) seguite dagli energetici (-1,96%) e dai titoli tecnologici (-1,60%).

Sul fronte macro, notizie poco confortanti sono arrivate oggi con la diffusione dell’indice delle attività nazionali curato dalla Fed di Chicago che, nel mese di maggio, é rimasto in territorio negativo pur migliorando a -0,30 punti da -0,52 il mese precedente. La media mobile dei tre mesi è tuttavia peggiorata a -0,43 da -0,13 poiché dal computo è uscita la performance di febbraio, che era stata fortemente positiva.

Nel mese di giugno, intanto, l’indice Fed di Dallas, che misura il livello di attivita’ manifatturiera dell’omonimo distretto federale, e’ salito a 6,5 da -10 punti di maggio. Bene i nuovi ordinativi saliti a 13 da 6,2 punti.

Dopo che la Federal Reserve ha annunciato l’intenzione di ridurre la portata delle misure monetarie espansive a partire da settembre, il paniere di riferimento di Wall Street ha perso il 2,1% la settimana scorsa, il calo settimanale piu’ accentuato dal 19 aprile.

Intanto l’azionario cinese e’ entrato in una fase di mercato ribassista. A preoccupare gli investitori e’ il pericolo che un aggravarsi della stretta creditizia nel paese fara’ rallentare la seconda economia maggiore al mondo.

In ambito valutario, l’euro -0,09% a $1,3110; dollaro/yen +0,08% a JPY 97,97; euro/franco svizzero -0,08% a CHF 1,2251. Gli analisti di Mps Capital Services individuano nell’area 1,30 il principale supporto per il rapporto euro/dollaro.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio +0,01% a $93,70 al barile, mentre l’oro -0,36% a $1.287 l’oncia.