Wall Street giu’, rialzisti in ritirata a fine ottobre

31 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street ha chiuso in calo i nuovi timori relativi all’Eurozona. Il Dow Jones ha perso il 2,26% ed e’ sceso sotto 12.000 punti a quota 11955,01; il Nasdaq ha ceduto l’1,93% a 2684,41 punti, con gli investitori innervositi da quello che succede in Europa e in particolare nel mercato dei titoli di stato italiani, dove il rendimento del due anni e’ ai massimi da luglio 2008 oltre il 5% (al 5,04&).

Tra i singoli titoli, Morgan Stanley e Citigroup lasciano sul campo quasi il 3%, sulla scia dei cali visti nel settore bancario europeo. Non va molto meglio al comparto industriale con Alcoa e Ford Motor che perdono oltre un punto percentuale, pagando il loro legame diretto con l’andamento della crescita economica.

In ambito di notizie societarie, la stagione delle trimestrali e’ a meta’ strada. Yahoo! cede il 5% circa dopo che il gruppo Internet ha annunciato l’intenzione di cedere gli asset asiatici e ridustribuire i soldi ricavati agli azionisti, piuttosto che occuparsi di rivenderli a un gruppo di acquirenti terzi.

Ma le notizie del giorno provengono dall’Europa. Gli attacchi peculativi tornano a colpire l’Europa, che appena una settimana fa ha raggiunto un’intesa per salvare l’euro, che evidentemente non convince gli operatori di borsa. Tutto il mondo ormai teme un eventuale contagio di Italia e Spagna, tanto che Fmi, Ue e banche centrali stanno studiando una rete di sicurezza per entrambi i paesi: una rete di sicurezza che potrebbe tradursi in un aumento di capitale.

A dimostrazione del nervosismo che regna nei mercati lo spread tra i rendimenti dei BTP decennale e quello degli omologhi tedeschi e’ balzato a quota 404 punti oggi (vedi grafico).

Si guarda anche alle brutte notizie “di casa”, con i riflettori che guardano con preoccupazione all’impatto che avra’ il crack della società di brokeraggio MF Global, la quale ha da poco raggiunto un accordo per ricorrere all’amministrazione controllata. Tra i principali creditori figurano JP Morgan e Deutsche Bank, con $1,2 miliardi e un miliardo rispettivamente.

Tra gli altri market mover della giornata, la decisione della Banca del Giappone di intervenire nel mercato dei cambi nella speranza di frenare l’apprezzamento continuo dello yen, fattore negativo per le esportazioni del paese. Immediate sono state le ripercussioni sul mercato dei cambi, con il dollaro e l’euro che si sono immediatamente rafforzati nei confronti della valuta nipponica.

Il rapporto dollaro yen è balzato infatti fino a quota 79 salendo più del 4%, per tornare ora a JPY 77,90 (+2,87%). Più moderato anche l’apprezzamento sull’euro, ritorna sotto quota 110, a JPY 109,17 (+1,89%).

Sul fronte macroeconomico, attesa dagli Stati Uniti per l’indice PMI di Chicago.

Nei confronti del dollaro, l’euro accelera al ribasso perdendo più dell’1,1% e scende a $1,3984. Verso lo yen, dopo la fiammata iniziale, la moneta unica sale dell’1,6%, a JPY 109,05, mentre contro il franco svizzero perde lo 0,28%, a CHF 1,2180.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio scendono dello 0,87%, a $92,51 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in calo dell’1,37%, a $1.723,30.