Wall Street giù per il quinto giorno dopo delusione dati, crisi Europa

17 Maggio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Wall Street peggiora e chiude in rosso per il quinto giorno, dopo la pubblicazione dei due dati relativi all’indice Philadelphia Fed – che misura la performance dell’attività manifatturiera dell’area di Philadelphia – e al Superindice di aprile.

In chiusura il Dow Jones perde 156,06 punti (-1,24%), a quota 12.442,49 punti, mentre il Nasdaq arretra di -60,35 punti (-2,10%), a 2.813,69. In rosso anche lo S&P500, che scende di -19,94 punti (-1,51%), a 1.304,86.

I due indicatori hanno sorpreso gli investitori in negativo: il Philly Fed ha confermato infatti una fase di inattesa contrazione, scivolando sotto la soglia zero, ben al di sotto delle stime; il superindice è sceso invece per la prima volta in sette mesi, alimentando i dubbi sulla sostenibilità della ripresa economica degli Stati Uniti. La delusione si aggiunge a quella innescata dalle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione che, rimaste invariate, non hanno dato nessun segnale di miglioramento del mercato del lavoro.

Ieri lo S&P500 ha perso per il quarto giorno di fila, quando ha chiuso sui minimi dal 1° febbraio, a quota 1.324,8 punti (-0,44%). In quattro sessioni, le perdite sofferte dall’indice sono state pari al 2,4%, mentre dallo scorso 2 aprile il listino ha perso -6,6%. Ridotti i guadagni dall’inizio dell’anno ad appena +5,3%.

Il punto, ha affermato in una intervista a Bloomberg Quintin Price, responsabile globale degli investimenti presso BlackRock, è che il rischio di un’uscita della Grecia dall’euro non è stato ancora scontato a pieno dai mercati azionari. Price ha comunque affermato, in una intervista al canale televisivo Bloomberg, che l’uscita di scena del paese ellenico sarebbe una fantastica opportunità per riposizionarsi sui mercati azionari. Sempre guardando in un’ottica di lungo periodo.

“La risposta dei mercati a una possibile uscita della Grecia dall’euro, sarebbe una immediata riduzione dell’esposizione verso il rischio”, scrive invece in una nota il team di economisti di Bank of America Merrill Lynch. “La direzione di lungo periodo degli asset rischiosi dipenderà dagli esiti in Grecia e dalla sua permanenza nell’euro, come primo passaggio di una serie di problemi nell’Eurozona”.

Jim Reid, analista di Deutsche Bank, afferma poi di non essere sicuro che la pubblicazione eventuale di dati economici positivi provenienti dal fronte Usa possa portare davvero un po’ di sollievo ai mercati. “Probabilmente è un po’ presto per dirlo, ma l’effetto degli indicatori riuscirà a sopravvivere in questo contesto di avversione al rischio? La storia recente suggerisce che la debolezza dei mercati si farà sentire alla fine anche nei dati”.

Edward Yardeni, responsabile strategist degli investimenti presso Yardeni Research, scrive infine in un rapporto pubblicato da Bloomberg che la performance dei prezzi delle commodities indica che Wall Street ha ancora spazio per scendere, nonostante le perdite delle ultime giornate. Yardeni arriva a questa conclusione mettendo a confronto il Global Growth Barometer, un indice da lui creato basandosi sul trend del Brent e dell’indice delle materie prime industriali stilato dal Commodity Research Bureau, con lo S&P 500. “Potrebbe esserci un ulteriore downside per le azioni“, ha scritto lo strategist, precisando che il suo barometro è sceso questo mese sotto quota 1.300, e lo S&P 500 ha chiuso al di sotto di quel valore nel mese di gennaio.

Tra i titoli, Zynga recupera (+0,61) dopo aver virato in territorio negativo durante la seduta, chiude confermando l’avvio promettente.

Cresce l’attesa per il debutto di domani di Facebook a Wall Street. Con un prezzo nella parte alta della forchetta, la società dovrebbe raggiungere una valutazione di $104 miliardi.

Guardando oltre, fonti industriali e analisti ricordano che Apple con difficoltà riuscirà, almeno nel breve periodo, a fare a meno della sua dipendenza di fornitura dal rivale sudcoreano Samsung. Il titolo fa -2,92%.

Notizie negative per il settore finanziario: le 29 più grandi banche globali, di importanza sistemica per il sistema finanziario di tutto il mondo e con asset totali $47 trilioni, avrebbero infatti bisogno di nuovo capitale per $566 miliardi entro il 2018, per poter far fronte ai nuovi requisiti imposti dagli standard di Basilea III.

A tal proposito, misto il settore finanziario a Wall Street: in primo piano le perdite di JP Morgan (-4,31%). Meglio invece Legg Mason (+1,58%), grazie all’upgrade che è arrivato da Citigroup. A sua volta Citigroup perde -1,89%, Morgan Stanley -0,59%, Goldman Sachs -1,14%.

Nel settore hi-tech Google -0,93%, Yahoo -2,68%, così come Intel -1,15%. Segni meno soprattutto per LinkedIn -7,52%, Groupon -4,90%, Yelp -1,53%, GameStop -11,13%. Tra le blue chip male Caterpillar con -4,42%; migliore tra tutti il settore dei beni di consumo, con l’indice di riferimento XLP che azzera però i guadagni (-0,71%). Il settore peggiore è quello degli industriali.

Intanto, dall’altra sponda dell’oceano, borse europee influenzate dal balzo dei rendimenti iberici, all’indomani dell’avvertimento del premier Mariano Rajoy, che ha parlato di rischio di accesso ai finanziamenti per Madrid. Asta Spagna: buona domanda, ma è forte balzo per i tassi.

Ad alimentare l’avversione al rischio sono poi anche le notizie sulla fuga agli sportelli in Spagna e Grecia, fenomeno che secondo la banca francese Société Générale investirebbe anche l’Italia, nel caso dell’uscita della Grecia dall’euro.

In ambito valutario, l’euro sul dollaro a $1,2684. La moneta unica verso lo yen a JPY 100,65, mentre il rapporto dollaro/yen è in flessione a JPY 79,34.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio a quota $92,56 al barile, mentre le quotazioni dell’oro a $1.574,90 l’oncia.

Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano ora in calo all’1,697%.

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Parla Quintin Price, responsabile globale degli investimenti presso BlackRock. Anche del caso Facebook.