Wall Street chiude in rosso, preoccupano Cina e Grecia

9 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) -Chiude in rosso la prima seduta della settimana per Wall Street. In una giornata priva di dati macroeconomici, gli investitori americani si sono concentrati sulla Grecia e il rischio di una sua uscita dall’Eurozona.

Nel finale: il Dow Jones perde lo 0,53% a 17.729 punti, il Nasdaq lascia sul terreno lo 0,39% a 4.726 puni mentre lo S&P 500 scende dello 0,41% a 2.47 punti. Risale il petrolio in rialzo dell’1,92% a 52,67 dolari mentre l’oro fa +0,44% a 1.240 punti

Tornando alla Grecia, ieri il primo ministro greco ha ribadito di non volere chiedere un’estensione del programma di bailout, per cui l’Eurogruppo ha dato come termine ultimatum il 16 febbraio prossimo. Oggi il cancelliere tedesco Angela Merkel, in conferenza congiunta con il presidente americano Barack Obama, ha detto di aspettare la presentazione da parte di Atene di un “piano sostenibile”. Dopo ripartiranno le discussioni.

Così come in Europa, allo scivolone dell’azionario si uniscono stravolgimenti su valutario e obbligazionario, con i mercati finanziari innervositi non solo dal rischio di un’uscita della Grecia dall’area euro ma anche dagli ultimi dati sull’economia cinese.

L’ex presidente della Fed Alan Greenspan ritiene che sia ormai solo questione di tempo prima che la Grecia abbandono l’area euro, perché non vede chi possa avere il coraggio di prestare altro denaro ad Atene.

In caso di Grexit le perdite sarebbero signicative nell’area euro: €300 miliardi se si sommano esposizione pubblico e privati, secondo i calcoli di Societe Generale.

Intanto il premier britannico David Cameron corre ai ripari: il leader del Regno Unito, paese membro dell’Ue ma non del blocco a 19, ha convocato rappresentanti del Tesoro e della Banca d’Inghilterra per discutere di un piano di emergenza nel caso di uscita della Grecia dall’Eurozona.

In Cina, i dati sulla bilancia commerciale hanno mostrato una debole domanda interna e dall’estero, aumentando le chance di un rallentamento della seconda maggiore economia al mondo.

Sul valutario, l’euro +0,13% a $1,1328; dollaro/yen -0,28% a JPY 118,63; euro/franco svizzero +0,10% a CHF 1,0488. Euro/yen -0,23% a JPY 134,39.

Riguardo alle materie prime, i futures sul petrolio WTI salgono, con i contratti con scadenza a marzo +2,19% a $52,81 per barile. I futures analoghi sul Brent -0,21% a $57,68 al barile. Oro +0,28% a $1.238. Argento +1,95% a $17,02.

Le tensioni sul fronte greco riportano gli acquisti sui Treasury, la settimana scorsa oggetto del peggiore sell-off da meta’ 2013 (quando il mercato inizio’ a temere il “tapering”, la riduzione del ritmo con cui la Federal Reserve acquistava mensilmente Treasury e bond ipotecari come parte di un programma di stimolo che e’ finito lo scorso ottobre). Gli investitori riscoprono i beni rifugio, in particolare i titoli di stato americani perche’ offrono rendimenti maggiori rispetto a quelli tedeschi o giapponesi. Secondo i trader, tra chi sta acquistando Treasury ci sono gestori europei e asiatici oltre a qualche banca centrale. Il decennale vede rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – in calo all’1,9045% contro l’1,940% di venerdi’. Il titolo a tre mesi viaggia allo 0,0203%

(DaC)