Voluntary Disclosure bis: a chi e quando conviene

18 Ottobre 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – La voluntary disclosure non converrà a tutti, ma nella sua versione bis la platea degli evasori che potrebbero usufruire del rientro di capitali in Italia dovrebbe risultare allargata. Secondo il governo Renzi a scoraggiare chi voleva partecipare alla prima versione della voluntary disclosure tra i detentori di somme nelle cassette di sicurezza, per esempio, era il fatto che, se spuntavano complicazioni, all’aliquota del 27% andava sommata Irpef, Iva e persino altri contributi vari, per un prelievo fiscale del 90%.

Ecco spiegato il motivo per il quale nella misura è prevista l’ipotesi di proporre due aliquote al 15 e al 35% a seconda del giro che hanno fatto le somme di denaro, ossia se esse sono state prelevate da un conto corrente e poi depositate in una cassetta di sicurezza oppure se si è trattato di contanti trasferiti direttamente in una cassetta di sicurezza, senza passare da un conto in banca (35%). La procedura così come è stata proposta non annullerebbe gli eventuali reati, come il riciclaggio del denaro, che si vogliono regolarizzare.

L’aspetto più importante della futura Voluntary Disclosure bis, forse, riguarderà però un altro elemento: la ricerca di una soluzione di compromesso, un’aliquota flat che si smarchi dal profilo dimostrativo dell’origine del contante, ovvero dalla sua formazione in anni non più accertabili. Lo ha dichiarato a Wall Street Italia l’avvocato Fabio Ciani, che ha fatto parte della commissione del Consiglio Nazionale Forense che ha revisionato il testo sulla prima versione della Voluntary Disclosure.

“E’ probabile che questo si traduca operativamente in una certificazione terza da parte della guardia di finanza o dell’agenzia delle entrate sulla provenienza dell’evasione. La proposta di una aliquota flat ovvero proporzionale sui contanti detenuti nelle cassette di sicurezza riguarderebbe anche i beni ivi detenuti”.

In questo modo, spiega in una email il tributarista e consulente dello Studio legale internazionale Tonucci & Partners, “il contante verrebbe riemerso superando i ben noti problemi dimostrativi relativi alla cronologia dell’evasione ovvero la sua formazione storica. Nella proposta sulla quale si sta trovando faticosamente la quadra, è prevista una tassazione con aliquota convenzionale a due cifre sull’entità totale degli averi delle cassette di sicurezza”.

Per quanto riguarda invece i conti corrente bancari se l’origine personale o meno del denaro è incerta, la soluzione del Ministro dell’Economia e delle Finanze “si tradurrebbe in una bonifica dei versamenti non giustificati e dei prelievi (questi ultimi tassati tuttavia con aliquote minori)”.

A livello temporale per comprendere meglio a chi e quando conviene, le annualità sanabili sono quelle dell’orizzonte 2010/15 con un meccanismo di congelamento, ossia la “sospensione dei termini decadenziali dei controlli che scadranno dopo il primo gennaio 2015 e che saranno sostanzialmente prorogati fino al 31 dicembre 2018”.